Portrait_de_Dante

#82: Parole e Modi di Dire | QUISQUILIA (una parola dantesca)

Nell’episodio della newsletter di oggi voglio parlarvi di una parola che è presente nella divina commedia ma che ancora oggi nell’italiano contemporaneo utilizziamo: la parola della divina commedia e quisquilia. Scopri di più su https://ernilango.com.
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#82: Parole e Modi di Dire | QUISQUILIA (una parola dantesca)
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Ciao a tutti e a tutte e bentornati e bentornate negli episodi della newsletter! Come sapete la scorsa settimana è stato il dante dì, il 25 marzo se non sbaglio, non mi ricordo, e io ovviamente me ne sono dimenticata perché ho una pessima memoria, non ricordo le cose, non ricordo le date di compleanno, quindi mi sono dimenticata di onorare questo giorno, mi sono dimenticata completamente, ma ovviamente ho deciso di recuperare perché è importante onorare questo giorno ed è importante dedicare un po’ del proprio tempo, soprattutto chi si occupa di insegnamento delle lingue, insegnamento della lingua italiana, è importante dedicare un po’ di attenzione a questo grande poeta della letteratura italiana, e quindi ho deciso di recuperare nell’episodio della newsletter di oggi, e nell’episodio della newsletter di oggi voglio parlarvi di una parola che è presente nella divina commedia ma che ancora oggi nell’italiano contemporaneo utilizziamo: la parola della divina commedia e quisquilia. Quisquilia è una parola che appare nel XXVI canto del paradiso. Adesso vi leggerò la terzina in cui compare la parola quisquilia nel XXVI canto del paradiso dantesco.

Una terzina è un gruppo di tre versi dove il primo rima con il terzo il secondo rima con il primo della terzina successiva e così via a catena, quindi questa è una terzina ed è il verso che caratterizza l’intera divina commedia di Dante, divina commedia che è qui accanto a me e che veglierà sulle parole che dirò in questa piccola video-lezione, una divina commedia questa è una delle edizioni più recenti, un’edizione curata da Giorgio Inglese che è uno dei maggiori studiosi in Italia della divina commedia di Dante, ma di Dante in generale, ed è un’edizione che vi consiglio tantissimo perché in questa edizione curata da Giorgio Inglese potete trovare alcuni dei, degli studi più recenti che sono stati fatti sulla divina commedia di Dante, quindi trovate tutte le ultime interpretazioni, le ultime scoperte fatte appunto dalla ricerca nell’ambito degli studi danteschi, per questo vi consiglio vivamente questa edizione che adesso metteremo qui sulla libreria e che veglierà su di noi adesso che leggeremo la terzina del XXVI canto del paradiso. Quindi adesso leggerò la terzina e farò anche una specie di traduzione della terzina per spiegarvi il significato di questi tre bellissimi versi, e in questi tre versi troveremo la parola di oggi, cioè la parola quisquilia e vi spiegherò la parola mentre farò questa piccola traduzione dei tre versi. E dunque iniziamo con la lettura: “così de li occhi miei ogne quisquilia fugò Beatrice col raggio d’i suoi che rifulgea da più di mille milia”.

Questa è la terzina del XXVI canto del paradiso dantesco, allora proviamo a capire il significato di questa terzina: così de li occhi miei, così, in questo modo, de li occhi miei, dai miei occhi ok, fugò Beatrice, Beatrice che è il nostro soggetto del verbo fugò, il verbo fugò viene dall’infinito fugare e ha il significato di allontanare, mandar via, cacciare, quindi così, in questo modo, Beatrice cacciò, mandò via de li occhi miei, dai miei occhi, ogne quisquilia, ogni quisquilia, siamo arrivati alla nostra parola, cosi Beatrice, in questo modo Beatrice mandò via dai miei occhi ogni cosa inutile, ogni cosa impura, ogni cosa superflua, ogni sciocchezza: questo è il significato della parola quisquilia. Una quisquilia è una banalità, è una sciocchezza, una cosa superficiale, inutile e impura, quindi Beatrice mandò via dagli occhi di Dante ogni quisquilia, in che modo? Col raggio d’i suoi, cioè con il raggio, con la luce che usciva dai suoi occhi, dagli occhi di Beatrice, luce che rifulgea, cioè che risplendeva, che risplendeva appunto come fa una luce, da più di mille milia, che risplendeva da più di mille miglia, e questo significa che la luce che emanavano gli occhi di Beatrice risplendeva anche da lontano e quindi potevi vedere questa luce degli occhi di Beatrice da mille miglia, da molto lontano, quindi Beatrice con la luce risplendente dei suoi occhi, guardando Dante nei suoi, guardando Dante nei suoi occhi, allontanò con questo splendore dagli occhi di Dante ogni quisquilia, cioè ogni cosa superflua, ogni cosa superficiale, ogni cosa inutile. l 

La parola quisquilia viene dal latino quisquiliae, e significa rifiuti originariamente in latino e con il tempo, immagino anche in modo figurato, questa parola ha iniziato a significare qualcosa di diverso, ha iniziato, è sempre ovviamente collegata, no, con il concetto di rifiuto, perché il rifiuto è ovviamente una cosa di cui ci liberiamo, è una cosa superficiale che non ci serve, quindi in modo figurato con il tempo questa parola è arrivata a significare esattamente questo, cioè cosa inutile e superficiale, cosa di poco conto, cosa da non considerare, quindi potete dire frasi come “ma sì, ma son quisquilie” cioè sono cose non importanti, cose di cui non è importante parlare, e questa parola è anche conosciuta grazie al, a Totò il grande attore comico napoletano italiano, adesso vi faccio vedere la scena di un film di Totò in cui appunto compare la parola quisquilia, in questa frase che tantissimi italiani e tantissimi italiani continuano ad utilizzare quando parlano, quindi nel linguaggio di tutti i giorni e questa è una frase di Totò che utilizza la parola quisquilia, adesso vi faccio vedere la scena.

La qualità del video, la qualità dell’audio non è ottima però se scrivete su Youtube ‘quisquilie Totò’ troverete tantissimi video e potete guardarlo, potete ascoltare il video magari con una qualità migliore. 

Bene, io ho finito con questo episodio della newsletter, spero che vi sia piaciuto e niente vi ringrazio come sempre per il vostro ascolto e per il vostro supporto ci sentiamo alla prossima lezione della newsletter, ciao a tutti e ciao a tutte!

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