LERNILANGO

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Diario di un’insegnante – Settimana 154

Trascrizione

Caro diario,

se metti troppa acqua in un vaso l’acqua straborda, se dai troppa acqua ad una pianta la pianta muore, quando piove tanto i fiumi esondano, se mangi troppo ti senti scoppiare, se metti troppa aria in un palloncino il palloncino esploderà: che cosa si capisce da questi esempi? Si capisce che l’esagerazione non va mai bene, non porta a niente di positivo.

Questa settimana caro diario voglio parlarti proprio di questa cosa, e cioè dell’esagerazione, del fare troppo, del lavorare troppo. Il mese di febbraio per me è stato molto intenso dal punto di vista lavorativo, ho lavorato tanto perché la scorsa settimana ho lanciato il mio intero corso di grammatica avanzata online. Sono molto contenta, il lancio è andato bene, tanti nuovi studenti e nuove studentesse hanno deciso di iniziare con me questo viaggio di studio nel mondo della grammatica avanzata, quindi sono molto contenta perché il mio lavoro ha avuto dei risultati e questa è una soddisfazione grandissima, vedere i risultati dopo che abbiamo lavorato tanto duramente e per tanto tempo è una sensazione bellissima. Per questo motivo, proprio perché a febbraio ho lavorato tanto, questo mese rallenterò, continuerò a lavorare certo ma rallenterò, e durante la giornata prenderò più tempo per me, per fare sport ad esempio, per incontrare i miei amici, per fare dei viaggetti, infatti questo fine settimana farò un piccolo viaggio di due giorni, ma ti racconterò questa cosa la prossima settimana.

Rallentare, caro diario, questa è una cosa che soprattutto oggigiorno in cui la nostra vita è estremamente frenetica, perché tutti e tutte andiamo sempre di corsa, abbiamo sempre 300.000 cose da fare, rallentare è vitale. Si pensa erroneamente, soprattutto per quanto riguarda lo studio, che più facciamo più otterremo dei risultati, questa cosa non riguarda solo lo studio, riguarda tante altre cose, ma quello su cui adesso qui voglio riflettere è legato allo studio, si pensa, dicevo, che più si studia più si migliora più si ottengono dei risultati. Questa cosa è parzialmente vera. È vero che la costanza è importante, è vero che l’impegno è importante, lo sforzo nello studio è importante, ma una cosa altrettanto importante è fermarsi per riprendere fiato. Se andiamo sott’acqua non possiamo rimanere lì per tutto il tempo, ad un certo punto abbiamo bisogno di riemergere per riprendere fiato, perché abbiamo sprecato il fiato rimanendo sott’acqua. Quindi, riprendere fiato significa proprio questo, significa riemergere dall’acqua e respirare per recuperare tutto il fiato perso. In generale l’espressione riprendere fiato può significare anche fermarsi per riposarsi, e ognuno di noi ha modi diversi per riposarsi, c’è chi si riposa facendo tanto sport, c’è chi si riposa guardando un film, c’è chi si riposa dormendo tantissimo, insomma i modi per riposarsi e recuperare le energie sono diversi in base alla persona.

Anche nello studio dunque, bisogna riemergere per riprendere fiato, e ognuno ha il suo metodo per farlo.

Io, per esempio, all’università con il tempo ho appreso un metodo che per me funzionava. Ricordo che il primo anno dopo l’esame di letteratura italiana, un esame di 12 crediti per cui ho studiato l’intera letteratura italiana dalle origini al Novecento, con testi di approfondimento, analisi di testi letterari, insomma un esame infinito, dopo quell’esame ero così stanca che ho smesso di studiare per un mese intero. Quando poi dopo un mese ho ricominciato, ripartire è stato estremamente difficile, ed infatti non sono riuscita a studiare per l’esame successivo. Da lì ho imparato che dopo un esame dovevo prendermi qualche giorno di pausa totale, ma poi dovevo ricominciare a studiare ma con un ritmo più lento per almeno due o tre settimane, dopo due o tre settimane di ritmo più lento poi potevo (e dovevo) ricominciare con lo studio intensivo per l’esame successivo. Ho imparato insomma che fermarsi completamente è sbagliatissimo, è importante rallentare, quindi studiare di meno, con minore intensità, con minore impegno, ma comunque studiare e mantenere la mente allenata allo studio.

Un altro errore grandissimo che ho fatto, una volta, è stato quello di non rallentare affatto. In magistrale, ricordo di aver preparato cinque esami tutti insieme, esami molto complicati, senza prendermi un giorno di pausa, senza uscire, senza vedere i miei amici, sono stata per circa tre mesi completamente chiusa nella mia stanza o in biblioteca a studiare, e il risultato è stato che sono arrivata in uno stato di stress altissimo che non mi ha consentito di fare tutti gli esami: su cinque esami che avevo preparato sono riuscita a darne solo due perché dopo aver fatto i primi due ero così stanca che non riuscivo a ricordare niente. Quindi, quali lezioni ho imparato all’università, caro diario, di cui voglio parlarti oggi?

Ho imparato che, uno, dopo un periodo di studio intenso è importante rallentare per un po’ e poi ricominciare; due, è sbagliatissimo non rallentare mai perché, proprio come nei palloncini, se nella mente metti troppe cose la mente prima o poi esplode; tre, è anche sbagliatissimo fermarsi completamente dopo un periodo di studio intenso.

Quindi caro diario, se i miei studenti in questo momento mi stessero ascoltando direi loro di riflettere attentamente sulla mia esperienza all’università e magari di applicare quello che ho imparato all’università allo studio della lingua italiana.

Come si dice, il giusto sta nel mezzo, cioè nella moderazione, la moderazione è sempre, caro diario, la scelta migliore.

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