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#41: Bagnomaria e Bastian contrario: quando le persone danno i nomi alle parole (intermedio/avanzato)

Nella lingua italiana ci sono alcune parole che derivano dai nomi di persone. In questo episodio vi parlo della storia di due personaggi che si nasconde dietro alle parole a cui hanno dato il loro nome: bagnomaria e Bastian contrario.
LerniLango, Podcast in Italiano
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#41: Bagnomaria e Bastian contrario: quando le persone danno i nomi alle parole (intermedio/avanzato)
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Introduzione

Nella lingua italiana ci sono alcune parole che derivano dai nomi di persone. In questo episodio vi parlo della storia di due personaggi che si nasconde dietro alle parole a cui hanno dato il loro nome: bagnomaria e Bastian contrario.

Trascrizione

State ascoltando “le cose italiane”, una rubrica prodotta da LerniLango, un’infrastruttura online per l’apprendimento della lingua italiana. Per saperne di più e per leggere la trascrizione del podcast vienici a trovare su Lernilango.com.

Per adesso buon ascolto dell’episodio “Bagnomaria e Bastian contrario: quando le persone danno i nomi alle parole”.

Ciao a tutti e a tutte, bentornati e bentornate nella rubrica le cose italiane.

Per questa settimana ho deciso di cambiare argomento, quindi non continuerò a parlare di Fascismo (per adesso, per questa settimana, perché ho ancora tante altre cose da raccontarvi sul caro vecchio Benito). ‘Caro vecchio’, avete mai sentito questa espressione?

Ho fatto una ricerca in realtà per capire da dove viene questa espressione ‘caro vecchio’ o ‘cara vecchia’, e non ho trovato granché. Per questo credo che scriverò alla Crusca o alla mia adorata Vera Gheno per una consulenza linguistica e poi vi farò sapere.

Perché il significato è abbastanza chiaro in realtà, ma vorrei capire come questa espressione si è intrufolata nella lingua parlata, cioè come è arrivata nella lingua parlata e perché io la uso in modo ironico, ma in realtà non solo io, ho sentito molte altre persone usare questa espressione in modo ironico appunto.

Comunque penso che venga dall’italiano delle lettere scritte, probabilmente era frequente iniziare una lettera con ‘caro vecchio amico mio’ o ‘cara vecchia mammina’, e mi ricordo che quando da piccola scrivevo le lettere per Babbo Natale, iniziavo anche io la lettera con ‘caro vecchio babbo Natale’. Quindi, vedete, c’è una connotazione affettiva in ‘caro vecchio’ e quindi se associo ‘caro vecchio’ a una figura come Mussolini ecco che nasce l’ironia, cioè l’ironia è palese. Non credete? Potrebbe essere una spiegazione. Ma chiederò agli esperti e vi farò sapere.

Comunque, dopo questa piccola speculazione linguistica continuiamo con l’episodio di oggi.

Non parlerò di Fascismo ma parlerò di parole che raccontano una storia, cioè parole che hanno dietro di sé una storia, e cioè la storia delle persone da cui hanno preso il loro nome.

Avete mai sentito il termine ‘deonomastico’? Sicuramente conoscete ‘onomastico’ cioè il giorno in cui si festeggia un Santo e si festeggiano tutte le persone che hanno lo stesso nome del santo.

Ad esempio il 28 ottobre si festeggiano i santi Simone e Giuda, quindi il 28 ottobre anche io festeggio perché mi chiamo Simona, perché ho lo stesso nome del santo che si festeggia quel giorno specifico.

Se volete ridere un po’ nella trascrizione del podcast trovate il link di un di Casa Surace, un gruppo di ragazze e ragazzi che raccontano in modo divertentissimo gli stereotipi sull’Italia, ed in particolare gli stereotipi su sud e nord Italia. In questo video si parla degli onomastici ed è divertentissimo.

Comunque, torniamo al termine ‘deonomastico’: un ‘deonomastico’ è una parola che deriva, che viene dal nome proprio di una persona. Una persona ha fatto cioè qualcosa di talmente incredibile (in senso positivo e negativo, ovviamente) ha fatto qualcosa di talmente incredibile dunque da dare il suo proprio nome ad una parola.

Oggi voglio parlarvi delle parole ‘bagnomaria’ e ‘Bastian contrario’, che sono due deonomastici italiani molto usati, che si possono sentire molto spesso nella lingua però più colloquiale.

Partiamo dalla parola ‘bagnomaria’. Chi di voi è appassionato o appassionata di cucina, sicuramente guardando o leggendo una ricetta in italiano avrà incontrato almeno una volta questa parola.

Cuocere o riscaldare o sciogliere un cibo a bagnomaria significa cuocere o riscaldare o sciogliere un cibo in un contenitore che è messo in un altro contenitore pieno di acqua calda.

Dunque prendiamo un contenitore e lo riempiamo di acqua calda e dentro questo contenitore mettiamo un altro contenitore con dentro del cibo da sciogliere, riscaldare o cuocere.

Di solito per fare i dolci si sciolgono a bagnomaria il burro o il cioccolato.

Nella trascrizione del podcast trovate il link di un video con la ricetta di un dolce che amo, il salame al cioccolato, e in questo video è mostrata la cottura a bagnomaria, così potete avere un’idea di cosa significhi cuocere a bagnomaria, potete avere un’idea visiva di cosa significhi cuocere a bagnomaria.

Ma da dove viene questo nome? Chi è questa Maria che ha dato il nome a questo termine?

Il nostro personaggio, anzi la nostra personaggia, è Maria l’alchimista, anche conosciuta come Maria la Giudea, o Maria la Profetessa.

Maria è stata una filosofa e alchimista che si pensa sia vissuta nell’Impero Romano d’Oriente, e specificatamente ad Alessandria d’Egitto: ma le informazioni su Maria non sono molto certe, quindi sono solo ricostruzioni storiche fatte a partire dai pochi dati, dalle poche informazioni su Maria che sono state trovate in varie fonti come testi antichi sull’alchimia appunto.

Tra le invenzioni attribuite a Maria la più celebre è appunto quella della cottura dolce, a bagnomaria (Balneum Mariae, in latino, cioè letteralmente ‘il bagno di Maria’).

Il ‘bagno di Maria’ era una tecnica di cottura molto utile in alcuni processi chimici dove una cottura diretta non era possibile.

Le fonti dicono che questo termine venne introdotto nel XIV secolo da un altro Alchimista, Arnaldo da Villanova: XIV secolo, 1300 insomma, questo per dirvi che oggi usiamo ancora una parola di 700 anni fa. Incredibile.

E grazie Maria perché ci hai aiutati e aiutate a capire come non bruciare il cioccolato quando lo sciogliamo!

La prossima storia che voglio raccontarvi è quella di Bastian contrario.

Un ‘bastian contrario’ o una ‘Bastian contraria’ è una persona che contraddice sempre, cioè una persona che sostiene sempre il contrario di quello che si dice, che va sempre contro quello che si dice.

Bastian contrario è un termine coniato dal popolo che ha trasformato un nome proprio di persona in un nome comune.

Come si legge nel sito della Crusca il punto di partenza è certamente il nome di una persona, di un uomo, Sebastiano diventato Bastiano a causa della caduta della sillaba iniziale Se-.

Chi però sia questo Bastiano nello specifico e con certezza non si sa, perché di attestazioni, nelle fonti scritte, di Bastiani ce ne sono vari.

In una fonte si legge di Bastiano Contrario, un ‘malfattore morto impiccato’, che a causa del suo cognome ‘Contrario’, appunto, diede origine all’espressione ‘Bastian contrario’.

Altri invece pensano che si tratti del brigante sabaudo Bastian Contrario, che, si legge nel sito della Crusca, ‘su incarico del Duca Carlo Emanuele di Savoia avrebbe condotto dal 1671 un’azione di disturbo nelle zone di confine con la Repubblica di Genova’.

Comunque, a prescindere dalla storia vera, questi Bastiani sono due fuorilegge, diciamo, un malfattore (un delinquente, praticamente) e un brigante (un malvivente).

Ed infatti in italiano l’espressione ‘bastian contrario’ non è usata con un’accezione positiva. Se vogliamo dire, con un’accezione positiva, che qualcuno è diverso dagli altri diciamo ‘è fuori dal branco’, ‘è controcorrente’, ‘è fuori dalle righe’ ma ‘bastian contrario’ ha un’accezione negativa.

Quindi, ho concluso, spero che queste due storie su questi personaggi italiani vi siano piaciute e che soprattutto vi abbiano fatto riflettere sullo stretto legame tra lingua e cultura, lingua e storia, lingua e cose, e persone in questo caso.

Sarei molto curiosa di sapere se nella vostra lingua ci sono delle parole che raccontano qualche storia, se insomma anche nella vostra lingua ci sono dei deonomastici che raccontano delle storie di personaggi e personagge interessanti. Fatemelo sapere se volete!

Io ho concluso l’episodio di oggi, come sempre vi ringrazio per il vostro supporto e vi auguro una splendida giornata o serata, dipende da che ore sono mentre mi ascoltate!

Ci sentiamo alla prossima.

Scopri di più su lernilango.com.

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