Fiore, petalosa

#45: Il caso ‘petaloso’ (intermedio/avanzato)

Avete mai letto del fenomeno mediatico dell’aggettivo ‘petaloso’, esploso in Italia nel 2016? Nell’episodio di oggi del nostro podcast racconto proprio questo, la storia di ‘petaloso’.
LerniLango, Podcast Italiano
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#45: Il caso ‘petaloso’ (intermedio/avanzato)
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Introduzione

Avete mai letto del fenomeno mediatico dell’aggettivo ‘petaloso’, esploso in Italia nel 2016? Nell’episodio di oggi del nostro podcast racconto proprio questo, la storia di ‘petaloso’.

Trascrizione 

State ascoltando “la lingua e le cose”, una rubrica prodotta da LerniLango, un’infrastruttura online per l’apprendimento della lingua italiana. Per saperne di più e per leggere la trascrizione del podcast vienici a trovare su Lernilango.com.

Per adesso buon ascolto dell’episodio “Il caso ‘petaloso’”.

Era il febbraio del 2016 e in una scuola elementare di Copparo, un paesino in provincia di Ferrara, nella regione Emilia-Romagna, una maestra di scuola elementare, Margherita, assegna ai suoi piccoli studenti e alle sue piccole studentesse di terza elementare un compito di grammatica: i piccoli scolari e le piccole scolare devono associare ad un nome due aggettivi.

Arriva ad un certo punto il turno di Matteo, un piccolo studente di 8 anni.

Del gatto, Matteo dirà che è leggero e piccolo, della casa che è grande e bella, della biro (cioè la penna) dirà che è blu e grossa.

Del fiore, infine, Matteo dirà qualcosa che, a sua insaputa, genererà un incredibile fenomeno mediatico, conosciuto come il caso ‘petaloso’.

Matteo, infatti del fiore dirà che è profumato e petaloso, cioè pieno di petali.

La maestra, ovviamente, segna petaloso come errore, perché è un errore, dal momento che l’aggettivo petaloso non esiste in italiano.

Lo segna però come ‘errore bello’ e imbastisce per i suoi piccoli alunni una lezione sui neologismi e sul modo in cui entrano ufficialmente a far parte del vocabolario di una lingua.

La storia però non finisce qui.

La maestra Margherita contatta l’Accademia della Crusca che, come sapete se avete ascoltato l’episodio del podcast che abbiamo pubblicato un po’ di tempo fa nella rubrica ‘le cose italiane’, si occupa di consulenze linguistiche: se hai un dubbio sulla lingua italiana nella sezione ‘consulenze linguistiche’ del sito della Crusca puoi porre una domanda e ricevere una risposta da esperti linguistici.

La maestra Margherita fece proprio questo, chiedere cioè una consulenza agli accademici sulla parola ‘petaloso’. Ma, chiese al piccolo Matteo di scrivere, a mano, una lettera da spedire alla Crusca, una lettera in cui si chiedeva una consulenza sulla parola ‘petaloso’.

La Crusca rispose, e da lì tutto accelerò: la maestra Margherita pubblicò la risposta ricevuta dalla Crusca sul suo profilo Facebook, ricevendo tantissimi mi piace; poi, un giornale della provincia di Ferrara, «L’Estense», pubblicò la storia di ‘petaloso’ sulla sua pagina web e la condivise anche sul proprio profilo Twitter, taggando l’Accademia della Crusca; Vera Gheno, una sociolinguista, che all’epoca gestiva l’account Twitter dell’Accademia della Crusca, condivise la storia sul profilo twitter della Crusca e, cito le sue parole, gli utenti si innamorarono di petaloso!

venne creato l’hashtag ‘petaloso’ e le persone iniziarono a diffondere la parola perché se ne potesse stimolare l’uso nella lingua viva e farla così entrare ufficialmente nel vocabolario della lingua italiana.

Stefano Guerrera, creatore di Se i quadri potessero parlare, creò un post con la parola petaloso.

Le iscrizioni ai canali social della Crusca aumentarono vertiginosamente e l’hashtag #petaloso finì al primo posto dei trending topic, cioè gli argomenti di tendenza.

Insomma, un successo incredibile.

Ma prima di andare avanti e di condividere con voi le considerazioni fatte dalla linguista Vera Gheno su questo fenomeno mediatico, facciamo un passo indietro e vediamo cosa ha risposto la Crusca al piccolo Matteo, qual è stato cioè l’esito della consulenza linguistica.

Come sapete, sicuramente, formare un aggettivo a partire da un nome, aggiungendo al nome la desinenza, il suffisso -oso, è uno dei meccanismi di formazione delle parole della lingua italiana.

Se volete approfondire la conoscenza dei suffissi della lingua italiana, vi consiglio di guardare il video ‘I suffissi dei nomi’ che trovate sul nostro canale YouTube.

Il suffisso -oso in italiano ha il significato di ‘pieno di’.

Ad esempio, muscoloso/muscolosa, muscolo + -oso/-osa (perché c’è anche la versione femminile dell’aggettivo), muscoloso/muscolosa significa pieno o piena di muscoli; e così gli aggettivi formoso (pieno di forme), noioso (pieno di noia, letteralmente), arioso (arioso, pieno di aria).

Dunque, nome + -oso è un meccanismo di formazione di parola possibile in italiano: allora perché petaloso non andava bene?

Perché per essere registrata ufficialmente nel vocabolario di una lingua una parola ha bisogno di essere usata da un grande numero di persone, prima, e usata non solo per parlare della parola petaloso, ma usata con il significato di ‘pieno di petali’.  

Quindi se io sto usando in un discorso la parola petaloso per parlare del caso petaloso, questo uso non è valido, non è sufficiente a rendere petaloso una parola ufficialmente riconosciuta nel vocabolario della lingua italiana.

Deve essere insomma un uso vivo, naturale, reale della parola, dove la parola è usata con il suo significato reale, in contesto.

Quindi non è escluso che in futuro, a furia di usarla, la parola petaloso diventi una parola ufficiale: questo momento però non è ancora arrivato.

Ma cosa ci dice il fenomeno ‘petaloso’?

Secondo Vera Gheno, le cui considerazioni trovate nel meraviglioso saggio Potere alle parole, dicevo secondo Vera Gheno il caso ‘petaloso’ è degno di attenzione per due motivi:

primo perché ha risvegliato l’interesse per i neologismi che, come tutte le cose nuove, spesso hanno molti oppositori e oppositrici (dopo il caso ‘petali sono infatti nate in Italia varie iniziative, come ad esempio quella di votare la parola dell’anno); secondo perché il fenomeno ‘peloso ha messo in evidenza i meccanismi cognitivi della rete.

Le fake news (un politico italiano, per questioni di marketing, in riferimento all’Expo 2016, a Milano, ha parlato di progetti petalosi, raccontando la storia del piccolo Matteo e concludendo che la Crusca aveva inserito la parola nel vocabolario italiano, ufficialmente, cosa non vera, primo perché la parola non è stata ancora inserita ufficialmente nel vocabolario, secondo perché inserire parole nuove nel vocabolario non è compito della Crusca); o ancora, un altro meccanismo emerso è stato quello  della violenza verbale (alcuni sono arrivati ad augurare la morte – LA MORTE – alla Crusca e anche al piccolo Matteo, forse perché infastiditi dall’importanza data a questo fenomeno? O perché invidiosi, perché magari volevano inventare loro una nuova parola? Chissà); o ancora, si è potuta vedere l’arroganza di molti che credono di poter parlare anche su cose che non sono di loro competenza (scrive Gheno che molti, infatti, si sono improvvisati esperti linguisti).

Insomma, il fenomeno ‘petaloso’, in conclusione, ha mostrato le due facce della rete: quella costruttiva ed educativa e quella terribilmente distruttiva.

Se volete approfondire la vostra conoscenza sui neologismi e in generale sulla lingua italiana, vi consiglio vivamente di leggere il saggio di Vera Gheno, Potere alle parole.

Prima di salutarvi voglio dire che questa storia può insegnare qualcosa anche a chi studia la lingua italiana: quando volete creare una parola usando le regole di formazione di parola (aggiungendo ad esempio suffissi e prefissi), mi raccomando controllate sempre il vocabolario per essere sicuri e sicure che la parola che avete creato esista realmente.

Io vi consiglio di usare il vocabolario gratuito Treccani.it perché è un vocabolario molto valido.

Bene, adesso ho concluso per davvero e spero che questa storiella vi sia piaciuta.  

Ci sentiamo alla prossima, Ciao!

Scopri di più su lernilango.com.

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