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	<title>Diario Archivi - Lingua italiana insieme</title>
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	<description>Apprendimento della lingua italiana avanzata online</description>
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	<title>Diario Archivi - Lingua italiana insieme</title>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 182</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 20:27:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">lo scorso fine settimana ho partecipato a un evento a cui volevo partecipare da tanto tempo, perché sapevo che sarebbe stato molto decisivo, importante, fondamentale, non so di preciso quale parola utilizzare. Comunque sentivo che era la cosa giusta da fare nel mio processo di crescita personale e di aumento della consapevolezza di me stessa. Ho partecipato, la scorsa settimana, a una sessione di gruppo di costellazioni familiari. Brevemente, per chi non conosce questa pratica, le costellazioni familiari sono delle sessioni di psicoterapia di gruppo molto potenti. Io ero un po&#8217; scettica all&#8217;inizio, ma dopo ciò che ho vissuto la scorsa settimana riconosco la potenza di questa pratica e sono molto grata di aver partecipato.Comunque, durante questi due giorni di costellazioni familiari ho scritto molto, ho preso molti appunti, e la frase che più mi è rimasta impressa è stata la seguente: &#8220;Se non ti fai carico della tua ferita, tutti la possono attivare&#8221;. Tutti, inevitabilmente, cresciamo sviluppando delle ferite emotive e psicologiche. Per alcuni queste ferite sono enormi, pesantissime; per altri, hanno un peso più moderato, ma comunque sono importanti e conoscere queste ferite significa diventare consapevoli, diventare adulti consapevoli e sapere che, in determinate situazioni, possiamo reagire in un certo modo: possiamo sentirci in pericolo, possiamo sentirci vulnerabili, possiamo avere paura, possiamo sentirci derisi, ridicolizzati, possiamo sentirci abbandonati e, quindi, rispondere a questa sensazione in modi diversi.Molte cose che succedono nella mia vita, nel mio percorso personale, sono delle occasioni di riflessione importante anche nell&#8217;ambito del mio lavoro, quindi nel mio lavoro di insegnante e questa frase, secondo me, è molto importante anche nel percorso di apprendimento di una lingua straniera. Cerchiamo di vedere perché. &#8220;Se non ti fai carico della tua ferita, tutti la possono attivare.&#8221; Quale può essere una ferita nell&#8217;ambito dell&#8217;apprendimento linguistico? Può essere una ferita legata a quando andavamo a scuola, per esempio. Forse abbiamo avuto un insegnante che ci ha umiliati; forse abbiamo avuto dei genitori troppo esigenti; forse abbiamo vissuto male gli anni della scuola e dello studio; forse non ci siamo sentiti capaci perché l&#8217;insegnante non è stato in grado di trovare il metodo di studio adatto a noi; forse avevamo dei problemi di apprendimento, dei bisogni speciali di apprendimento, e gli insegnanti, tanto tempo fa, non se ne sono accorti, perché comunque in passato non c&#8217;era la stessa sensibilità e la stessa consapevolezza che ci sono ora nell&#8217;ambito dell&#8217;apprendimento. Quindi le ferite possono essere di varia natura, perché tutti siamo stati studenti in passato. Quindi è molto importante, secondo me, analizzare la propria storia da studenti e capire se in passato ci sono stati degli episodi che hanno lasciato un segno dentro di noi.Perché è importante capirlo? Perché immaginiamo questa situazione di questa studentessa ipotetica che oggi chiameremo Lucia, la chiameremo Lucia. Lucia, quando era piccola, ha subito una forte umiliazione a scuola, perché un giorno ha fatto male un compito. La maestra l&#8217;ha fatta alzare dal suo banco, l&#8217;ha fatta mettere di fronte a tutti e l&#8217;ha umiliata pubblicamente per quello che aveva scritto, in modo tale che Lucia potesse essere di esempio per gli altri. Dopo quell&#8217;episodio, Lucia si è sentita umiliata, si è sentita incapace, si è sentita inferiore rispetto agli altri e questa umiliazione ha determinato il suo intero rapporto con lo studio. Quindi, da quel momento in poi, Lucia ha creduto di essere incapace. Ha lasciato la scuola, ha lasciato lo studio, perché per lei era meglio abbandonare tutto piuttosto che rischiare di nuovo di subire quell&#8217;umiliazione. Questa è la ferita di Lucia, e poiché Lucia ha ignorato la sua ferita si è tolta anche la possibilità di analizzare questa ferita dell&#8217;umiliazione e si è negata la grande possibilità di continuare a studiare, perché non voleva più rischiare di sentire quella profonda umiliazione. Allora ha lasciato perdere per sempre lo studio, dicendosi: &#8220;Io non sono una brava studentessa, non sono brava, non sono capace, non so studiare.&#8221;Ma immaginiamo un&#8217;altra studentessa, nei panni di Lucia. Questa studentessa la chiameremo Rosa. Anche Rosa, come Lucia, ha subito questa forte umiliazione quando era piccola. Però, invece che abbandonare tutto come Lucia, ha trasformato l&#8217;umiliazione in rabbia e non ha permesso a nessuno, da quel momento in poi, di correggerla. Tutte le volte che qualcuno, da quel momento in poi, la correggeva, Rosa diventava aggressiva e non accettava le correzioni degli altri. Ha continuato a studiare, ma si è negata la possibilità di poter crescere attraverso le correzioni dell&#8217;insegnante, attraverso il supporto dell&#8217;insegnante, attraverso il supporto di un professionista. Rosa è sempre sulla difensiva, risponde male ogni volta che qualcuno la corregge e crede che questa persona la sta correggendo con l&#8217;obiettivo di umiliarla.Stessa situazione, due reazioni diverse. Qual è il punto di tutto ciò? Il punto di tutto ciò è che né Lucia né Rosa si sono fatte carico della loro ferita dell&#8217;umiliazione, in modo tale da vederla, innanzitutto, e poi trasformarla in un atteggiamento proattivo nei confronti dello studio. Quindi, farsi carico della propria ferita significa questo: significa vedere la nostra storia come studenti e studentesse. Cosa mi è capitato quando ero piccola e stavo crescendo nel mio percorso di studi? Quali sono le mie fragilità emotive? Perché reagisco in certi modi in determinate situazioni? Se conosco, divento consapevole, mi faccio carico e, da quel momento in poi, non limito più il mio percorso di studi, ma lo affronto con un atteggiamento giusto e lo rendo efficace. Quindi, se io divento consapevole di questa ferita, tutte le volte che questa ferita si riattiverà io saprò vederla, analizzarla e trasformarla in qualcosa di positivo per me stessa, e non più subirla, come fanno le nostre Lucia e Rosa.Perché se non siamo consapevoli delle nostre ferite, anche nell&#8217;apprendimento, tutti le possono attivare e il modo in cui ci sentiamo non è nelle nostre mani, ma è nelle mani degli altri. Se invece lo sappiamo, decidiamo noi come sentirci nel momento in cui la ferita si riattiva e decidiamo noi come trasformare il sentimento negativo legato a questa ferita. Quando dico che dietro l&#8217;apprendimento linguistico ci sono tante cose, tra cui fattori psicologici, emotivi, eccetera eccetera, intendo proprio questo.Alla prossima, caro diario.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 181</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2024 19:18:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, questa settimana è dedicata interamente alla presunzione. Non mi soffermerò sull’etimologia di questa parola dal momento che ne parlo ampiamente nel video di YouTube della settimana. Qui dirò in generale che la presunzione è un atteggiamento mentale o comportamentale per cui una persona si attribuisce, spesso senza fondamento, competenze, meriti o autorità superiori [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">questa settimana è dedicata interamente alla presunzione. Non mi soffermerò sull’etimologia di questa parola dal momento che ne parlo ampiamente nel video di YouTube della settimana. Qui dirò in generale che la presunzione è un atteggiamento mentale o comportamentale per cui una persona si attribuisce, spesso senza fondamento, competenze, meriti o autorità superiori a quelli che realmente possiede. La presunzione è in generale una tendenza a giudicare situazioni o persone senza una conoscenza adeguata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per alcune persone, la presunzione è una maschera per nascondere insicurezze profonde. Mostrarsi sicuri, anche senza basi solide, potrebbe essere una strategia per guadagnare approvazione o rispetto. La presunzione può nascere inoltre dall&#8217;incapacità di valutare realisticamente le proprie competenze o conoscenze, oppure può essere un modo per mantenere un’apparenza di superiorità o per difendere il proprio status in contesti estremamente competitivi o, infine, può semplicemente dipendere dall’ambiente e la cultura di provenienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che qui mi interessa è analizzare la presunzione nell’ambito dell’apprendimento di una lingua straniera. Come si manifesta? Perché si attiva?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non smetterò mai di ripetere quanto la mentalità sia fondamentale quando ci si approccia all’apprendimento linguistico. La mentalità può determinare il successo o l’insuccesso di un percorso di studio. Per questo rifletto su questi argomenti, in questo spazio, e li condivido con i miei studianti. Imparare ad imparare è più importante di tutto il resto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma torniamo alla presunzione, e cerchiamo di vederla in azione nell’apprendimento linguistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me, in questo ambito, la presunzione è di due tipi. Il primo tipo di presunzione è quando una persona crede di avere una padronanza della lingua maggiore di quella reale. Presunzione è minimizzare o sottovalutare gli errori, rifiutare feedback e critiche da parte dell’insegnante, sopravvalutare le proprie capacità, credere che la grammatica della propria lingua madre sia uguale a quella della lingua straniera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, se questo primo tipo dipende dalla personalità dello studente, c’è un secondo tipo di presunzione che secondo me è più dannosa, e cioè la presunzione di sottovalutare la complessità e l’unicità dell’apprendimento linguistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, sottovalutazione della complessità e dell’unicità dell’apprendimento linguistico, sì, questa per me è un tipo di presunzione molto dannosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Magari pensiamo che poiché siamo bravi in altre cose, poiché altre cose ci riescono molto bene, lo stesso accadrà con l’apprendimento linguistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché dico che questo tipo di presunzione è più dannosa della precedente? Perché ci blocca di più e ci fa percepire di più la fretta di imparare, la fretta di migliorare, la fretta di vedere progressi. Fretta e apprendimento linguistico vero non dovrebbero mai andare insieme. Presumere che l’apprendimento debba andare in un certo modo è dannoso, crea dei blocchi fortissimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si studia una lingua non si deve presumere, si deve desumere, non si deve partire con aspettative troppo forti, idee di sé troppo definite, idee dei metodi di studio troppo definite: quando si studia una lingua bisogna seguire delle istruzioni, metterle in pratica, desumere durante il percorso, riadattare lo studio in base alle deduzioni fatte, in un processo di continuo ascolto di sé e di ciò che sta accadendo, senza disperarsi, senza bloccarsi se qualcosa non funziona. Se non facciamo progressi come dovremmo, a cosa o a chi ci stiamo confrontando? Esiste un percorso prestabilito di miglioramento? No, non esiste. Certo, esistono le certificazioni linguistiche che in qualche modo quantificano il miglioramento, ma siamo tutti e tutte consapevoli che queste certificazioni sono arbitrarie, si basano su generalizzazioni come tutte le cose basate sulla quantità e non sulla qualità?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conosco persone che hanno preso una certificazione linguistica di livello alto ma che non rispecchiano quel livello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riflettiamo insieme per un attimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Devo memorizzare cinque parole a settimana perché se non lo faccio significa che non sto migliorando, inizio questo percorso, metto in pratica questa strategia ma non funziona, le cinque parole non riesco a memorizzarle, allora mi blocco, mi chiedo cosa ci sia di sbagliato in me, perché non impari: questo è un esempio di un approccio che nasce da presunzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovrei memorizzare cinque parole a settimana, ci provo, lo metto in pratica, mmmh per me funziona male, mi sono resa conto che per me funziona memorizzarne due a settimana, cambio il mio programma, lo adatto a me e vado avanti così, senza disperarmi ma con maggiore consapevolezza sul modo in cui imparo: questo è un esempio di un approccio che nasce da una deduzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna cambiare il punto di partenza, avere un atteggiamento deduttivo, e dunque flessibile, e non un atteggiamento presuntuoso e dunque rigido. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, qual è il punto? La teoria non serve a niente? I metodi non servono a niente, le tecniche non servono a niente? No, non è questo. Il punto è che bisogna decentrarsi quando si studia una lingua, bisogna iniziare a guardare il processo con un approccio meno rigido, con occhiali diversi da quelli con cui si guardano altre discipline, altri ambiti della propria vita. Lingua non è sinonimo di matematica, come non è sinonimo di tante altre cose. Se mi approccio alla lingua con le conoscenze che ho sull’apprendimento della matematica, è normale che la lingua non risponderà bene a questa conoscenza. Così come è presuntuoso giudicare una cultura diversa a partire dalla nostra cultura, è presuntuoso approcciarsi alla lingua con una rigidità che non le appartiene. Studiare una lingua è complesso, ma non impossibile. Studiare una lingua è un processo continuo di deduzione e riadattamento, studiare una lingua è un processo difficilmente quantificabile, unico per ciascuno di noi, difficilmente generalizzabile. Metti in pratica, deduci, ascoltati, sii flessibile, abbi pazienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">So, caro diario, che è un ragionamento complesso, ma sentivo il bisogno di condividerlo. Se i miei studianti mi stessero ascoltando direi loro di riflettere attentamente su questo concetto e magari di scrivermi per dirmi cosa ne pensano perché rispondere alle e-mail è sempre un buon modo di fare pratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima, caro diario, con nuove riflessioni e deduzioni.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 180</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 13:09:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Diario, ritorno a scrivere e a chiacchierare con te dopo un periodo di pausa, di pausa necessaria: avevo bisogno di fermarmi per rivedere tutto il lavoro fatto finora nella mia scuola digitale, LerniLango. Sono passati cinque anni dall’inzio di questo viaggio con LerniLango, e quest’anno ho sentito il bisogno di rivedere e riorganizzare tutto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-180/">Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 180</a> proviene da <a href="https://lernilango.com">Lingua italiana insieme</a>.</p>
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<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://lernilango.com/wp-content/uploads/2024/11/diario179-aprimorado.mp3"></audio></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Caro Diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">ritorno a scrivere e a chiacchierare con te dopo un periodo di pausa, di pausa necessaria: avevo bisogno di fermarmi per rivedere tutto il lavoro fatto finora nella mia scuola digitale, LerniLango. Sono passati cinque anni dall’inzio di questo viaggio con LerniLango, e quest’anno ho sentito il bisogno di rivedere e riorganizzare tutto con maggiore consapevolezza di chi sono, di cosa faccio e del perché lo faccio. Cinque anni fa ho iniziato sperimentando, per cercare di capire cosa funzionasse meglio per me come insegnante e come creatrice di contenuti. La cosa che più mi bloccava, nei cinque anni passati, era il bisogno di capire una volta per tutte chi fossi: cercavo un’immagine stabile di me, volevo arrivare ad un punto in cui avrei detto “io sono questa, insegno questo, lo faccio in questo modo”. Questo bisogno però non si adattava alla realtà, perché io ogni giorno cambiavo, mi evolvevo, imparavo nuove cose, sbagliavo e imparavo dai miei errori, dunque essere una sola cosa e una volta per tutte mi risultava molto difficile da realizzare. Da quest’anno, però, esattamente da quest’estate, giugno 2024, qualcosa è iniziato a cambiare, ed è cambiato grazie a varie cose: il mio percorso di psicoterapia, l’inizio di un percorso serio di yoga e meditazione, corsi sull’imprenditoria femminile (quindi adatta alla natura delle donne), esperienze spirituali, esperienze di <em>breathwork</em>. Tutto questo mi ha aiutata a sentirmi, a sentire di più il mio corpo e i suoi bisogni, ma, più di tutto, tutto ciò mi ha aiutata a capire il concetto di ciclicità. La natura è fatta di ciclicità, di morte e di rinascita, e noi umani siamo parte di essa, dunque è complicato pensare la nostra vita come una linea retta che va da A a B, e soprattutto è complicato pensare di essere una sola cosa per sempre, è anti realistico pensare che sarò sempre uguale, che vorrò sempre le stesse cose. Ho cercato per anni di inserirmi in una casella, di definirmi una volta per tutte: non ci sono riuscita, mi sono fatta solo del male.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono cose risapute, certo, come si dice in italiano non ho scoperto l’acqua calda: sebbene però certe cose siano ovvie, c’è una grande differenza tra capirle mentalmente e assorbirle, metabolizzarle, viverle, farle diventare parte attiva del modo in cui si vive e si da senso alla realtà. Ho iniziato a vivere seguendo i cicli e abbracciando il cambiamento, ascoltando i bisogni del mio corpo. Sono all’inizio di questo percorso, ho iniziato solo sei mesi fa, ma sono intenzionata a continuarlo, perché sta portando grandi cambiamenti e miglioramenti nella mia vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente, tutto ciò si rifletterà nel mio lavoro. Ho modificato il mio metodo di studio, non si chiamerà più P.R.E.C.I.S.I.N.A., la Simona precisina sta diventando più flessibile, dunque è giusto che anche il metodo di studio dei suoi corsi si ammorbidisca. Quello che voglio portare, in questa nuova fase del mio lavoro, nei miei corsi e percorsi, nella mia comunità di studianti, è il concetto di ciclicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciclicità dello studio, ciclicità dell’energia da dedicare allo studio, studiare in base al periodo dell’anno in cui siamo, alla stagione in cui siamo. Studiare consapevoli che l&#8217;apprendimento non segue un percorso lineare, ma si sviluppa attraverso un processo continuo di ripetizione, approfondimento e consolidamento. Questo significa che temi, regole grammaticali e concetti lessicali spesso riemergono nel corso del tempo, ma a un livello sempre più complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciclicità significa ascolto, significa pazienza, significa rispetto per la propria energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Continuo a credere che il metodo sia fondamentale, che la costanza sia fondamentale, che lo sforzo sia fondamentale nell’apprendimento linguistico, ma lo credo in un modo meno rigido e più ciclico. Costanza non significa fare le cose con la stessa energia, ma significa fare le cose rispettando l’energia del momento. Oggi posso fare 100, domani solo 20, dopodomani zero, e va bene così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi caro diario, ci saranno delle belle novità nella mia scuola online. Arriverà il nuovo metodo, e arriverà la nuova piattaforma, di cui ancora non posso parlare, ma che sarà il riflesso dei miei cambiamenti costanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non vedo l’ora di poter raccontare di più ai miei studianti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, se mi stessero ascoltando, direi loro due cose: innanzitutto, se l’anno prossimo vogliono lavorare con me, li invito a iscriversi alla lista d’attesa per ricevere le informazioni su corsi e percorsi del 2025; poi, li invito a leggere la newsletter nelle prossime settimane per sapere in anteprima tutte le novità di questo anno di trasformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sentiamo prestissimo, caro diario, con tante meraviglie.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 178</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2024 14:56:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, “prima di fiorire bisogna potare”. Il 10 agosto è stato l’anniversario della morte di una scrittrice che amo molto, di una scrittrice che in tanti modi ha influenzato e continua a influenzare la mia vita lavorativa e no. La scrittrice è Michela Murgia. Per celebrare l&#8217;anniversario della sua morte ho ascoltato una sua [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-178/">Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 178</a> proviene da <a href="https://lernilango.com">Lingua italiana insieme</a>.</p>
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<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://lernilango.com/wp-content/uploads/2024/08/diario178.mp3"></audio></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">“prima di fiorire bisogna potare”. Il 10 agosto è stato l’anniversario della morte di una scrittrice che amo molto, di una scrittrice che in tanti modi ha influenzato e continua a influenzare la mia vita lavorativa e no. La scrittrice è Michela Murgia. Per celebrare l&#8217;anniversario della sua morte ho ascoltato una sua <a href="https://www.youtube.com/watch?v=HV58IT2IW0A&amp;t=483s">intervista</a> in cui ha detto questa frase che ha cambiato i miei occhi interiori, il mio modo di filtrare e capire il mondo: prima di fiorire bisogna potare, senza potatura non c’è fioritura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho lasciato che questa frase riposasse un po’ dentro di me prima di condividerla e commentarla in questo spazio, nel mio diario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono partita da questa domanda: come si può applicare il contenuto di questa frase all’apprendimento linguistico?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco alcune conclusioni a cui sono arrivata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Innanzitutto, l’azione di potare potrebbe essere vista come l’eliminazione degli errori e delle abitudini sbagliate. Così come la potatura in giardinaggio serve a rimuovere rami secchi o malformati per favorire la crescita sana della pianta, nell&#8217;apprendimento linguistico è importante identificare e correggere gli errori ricorrenti o le cattive abitudini nell&#8217;uso della lingua. Questo processo di &#8220;potatura&#8221; aiuta a evitare che gli errori si radichino, permettendo così un apprendimento più efficace e preciso. Solo dopo aver &#8220;potato&#8221; queste abitudini errate, lo studente può &#8220;fiorire&#8221;, cioè raggiungere una competenza linguistica più avanzata e fluente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In secondo luogo, la potatura richiede di decidere quali rami sono più importanti per la crescita futura della pianta. Allo stesso modo, nell&#8217;apprendimento linguistico, è necessario focalizzarsi sulle aree che richiedono maggiore attenzione. Ad esempio, un apprendente potrebbe decidere di concentrarsi su aspetti fondamentali come la grammatica di base prima di affrontare argomenti più complessi. Questa selettività, questa focalizzazione sulle priorità, consente di costruire solide fondamenta linguistiche, essenziali per il successo a lungo termine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, la potatura implica anche la rimozione di ciò che è superfluo, permettendo alla pianta di concentrare le sue risorse su ciò che è vitale. Nell&#8217;apprendimento linguistico, questo può essere paragonato alla gestione del tempo e delle energie. Gli studenti devono imparare a concentrarsi su ciò che è davvero utile e necessario per il loro progresso, evitando distrazioni o contenuti irrilevanti che possono ostacolare o rallentare il loro sviluppo linguistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potare un metodo di studio che non funziona, potare la focalizzazione su cose superflue, potare le scuse per non iniziare a parlare mai e mettersi in gioco, potare i pensieri limitanti, potare i luoghi comuni, potare la procrastinazione, potare metodi di studio che funzionano per altre discipline più scientifiche e non per l’apprendimento linguistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per potare bene servono mani che sanno farlo, per questo è importante affidarsi a degli insegnanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I miei studenti e le mie studentesse mi chiedono spesso “cosa devo fare per migliorare”? Se ora mi stessero ascoltando, direi loro di iniziare a farsi e a farmi una domanda diversa: cosa devo potare per poter migliorare? Dopo aver fatto questa domanda, però, devono essere pronti e pronte ad ascoltare la risposta, e dunque la verità dell’insegnante che sarà diversa dalla loro verità e da quello che credono di sé stessi e sé stesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima caro diario.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 177</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-177/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Aug 2024 14:51:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, oggi voglio raccontarti una favola africana che mi piace molto e che ho trovato in due libri che ho letto tempo fa, La mia Africa di Karen Blixen e Tu che mi guardi, tu che mi racconti di Adriana Caravero. Ecco la favola. Un uomo viveva in una casupola tonda con una finestra [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">oggi voglio raccontarti una favola africana che mi piace molto e che ho trovato in due libri che ho letto tempo fa, <em>La mia Africa</em> di Karen Blixen e <em>Tu che mi guardi, tu che mi racconti</em> di Adriana Caravero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco la favola.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Un uomo viveva in una casupola tonda con una finestra tonda e un giardino a triangolo. Non lontano da quella casupola c’era uno stagno pieno di pesci. Una notte l’uomo fu svegliato da un rumore tremendo e uscì di casa per vedere cosa fosse accaduto, e nel buio si diresse subito verso lo stagno. Prima l’uomo corse verso nord, ma inciampò in un gran pietrone nel mezzo della strada; poi, dopo pochi passi, cadde in un fosso; si levò; cadde in un altro fosso, si levò, cadde in un terzo fosso e per la terza volta si rimise in piedi. Allora capì di essersi sbagliato e rifece di corsa la strada verso nord. Ma ecco che gli parve di nuovo di sentire il rumore a sud e si buttò a correre in quella direzione. Prima inciampò in un gran pietrone nel bel mezzo della strada, poi dopo pochi passi, cadde in un fosso, si levò, cadde in un altro fosso, si levò, cadde in un terzo fosso e per la terza volta si rimise in piedi. Il rumore, ora lo avvertiva distintamente, proveniva dall’argine dello stagno. Si precipitò e vide che avevano fatto un grande buco, da cui usciva tutta l’acqua con i pesci. Si mise subito al lavoro per tappare la falla, e solo quando ebbe finito se ne tornò a letto. La mattina dopo affacciandosi alla finestrella tonda, che vide? Il disegno di una cicogna!</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Amo molto il commento a questa favola che Karen Blixen fa nel suo romanzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrive:</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Son contenta che mi abbiano raccontato questa fiaba. Al momento giusto mi sarà di aiuto. L’avevano imbrogliato, l’ometto, e gli avevano messo tra i piedi tutti quegli ostacoli: «Quanto mi toccherà correre su e giù?», si sarà detto.<br>«Che nottata di disdetta!».<br>E si sarà chiesto il perché di tante tribolazioni: non lo poteva sapere davvero che quel perché era una cicogna.<br>Ma con tutto ciò non perse mai di vista il suo proposito, non ci fu verso che cambiasse idea e se ne tornasse a casa, tenne duro fino in fondo. Ed ebbe la sua ricompensa: la mattina dopo vide la cicogna. Che bella risata si dovette fare”.</em></p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Il commento di Blixen a mio avviso mette in luce alcuni temi su cui vorrei concentrarmi: la perseveranza, l&#8217;accettazione delle difficoltà e l&#8217;ironia della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La frase elogia la tenacia dell&#8217;ometto, che non si lascia scoraggiare dagli ostacoli incontrati lungo il percorso. Nonostante le difficoltà e la confusione, non perde di vista il suo obiettivo: capire da dove viene il rumore. Questa determinazione, nonostante l&#8217;apparente assurdità della situazione, è vista come un valore positivo che alla fine porta a una presa di consapevolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La riflessione sull&#8217;ometto che si chiede il perché delle tribolazioni sottolinea una verità universale: spesso ci troviamo di fronte a difficoltà e problemi di cui non comprendiamo immediatamente il senso. L’ometto, tuttavia, li accetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;immagine dell&#8217;ometto che si fa una bella risata vedendo la cicogna la mattina dopo, rappresenta l&#8217;ironia della vita. Dopo tanta fatica e disdetta, la scoperta della cicogna può sembrare ridicola o sorprendente, ma è proprio in questo che risiede la bellezza della situazione. La risata finale non è solo di divertimento, ma anche di sollievo e di comprensione perché, nonostante tutte le difficoltà, l&#8217;ometto ha realizzato che c’era un disegno in tutto ciò che aveva fatto, un disegno che ha potuto vedere solo alla fine e che non vedeva mentre soffriva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La favola è una metafora della vita. Non sempre sappiamo ciò che stiamo facendo, non sempre ne capiamo il perché, ma alla fine il disegno della cicogna apparirà e noi lo capiremo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parola chiave di oggi: disegno della cicogna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si studia una lingua straniera, come l’ometto della nostra favola, non si capisce il perché delle cose che si fanno, della fatica, il senso dei programmi di studio. Perché la grammatica ha questo ordine? Perché non posso studiare gli argomenti grammaticali nell’ordine che preferisco? Perché devo fare queste attività? A che serve questo, e questo, e questo? Insomma, tanti perché che non si capiscono durante il percorso anche se l’insegnante lo spiega. Tuttavia, caro diario, se i miei studenti e le mie studentesse mi stessero ascoltando, direi loro di avere fiducia nella cicogna, perché arriverà prima o poi un punto nel loro percorso di apprendimento in cui guarderanno indietro e riusciranno a vedere il disegno della cicogna, o forse di un altro animale, fiore, pianta eccetera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fiducia, determinazione, cuore e anima aperti. La cicogna apparirà. In quanto tempo? Questo lo dirà solo il tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima caro diario.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 176</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-176/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Aug 2024 19:58:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, sono una maniaca del controllo, lo ammetto, lo dico ad alta voce, e come maniaca del controllo riconosco di avere i seguenti atteggiamento e tratti. Sono una perfezionista, ho standard molto elevati e spesso irrealistici per me stessa e per gli altri. Tendo a controllare ogni piccolo dettaglio. Ho problemi a delegare compiti [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">sono una maniaca del controllo, lo ammetto, lo dico ad alta voce, e come maniaca del controllo riconosco di avere i seguenti atteggiamento e tratti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono una perfezionista, ho standard molto elevati e spesso irrealistici per me stessa e per gli altri. Tendo a controllare ogni piccolo dettaglio. Ho problemi a delegare compiti ad altri perché non mi fido che qualcuno possa fare il lavoro altrettanto bene. Sono spesso preoccupata e ansiosa riguardo a come le cose verranno fatte e se saranno fatte correttamente. Ho un forte bisogno di prevedibilità e ordine, e posso diventare molto stressata o irritabile quando le cose non vanno come previsto. Ho difficoltà a tollerare l&#8217;incertezza o l&#8217;ambiguità, e cerco di controllare le situazioni per minimizzare l&#8217;imprevedibilità. Preferisco fare le cose da sola piuttosto che rischiare che altri non soddisfino i miei standard. Ho una visione molto rigida di come le cose dovrebbero essere fatte e sono poco flessibile nell&#8217;accettare approcci diversi. Pianifico meticolosamente ogni dettaglio delle mie attività future, lasciando poco spazio all&#8217;improvvisazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest&#8217;anno però, nel mio percorso di crescita personale e professionale, ho cercato di allentare la presa sulle cose, perché il modo in cui mi approccio alle cose è innaturale ma anche un po’ presuntuoso.&nbsp; L’aggettivo “presuntuoso” deriva dal verbo “presumere”. Presumere significa essere temerari dal punto di vista intellettuale, la presunzione è una temerarietà intellettuale, in altre parole presumere significa spingere la mente al di sopra dei limiti del possibile. Se ci fermiamo a riflettere è una cosa che ha portato l’evoluzione e tante altre scoperte magnifiche che hanno migliorato le condizioni di vita di noi esseri umani. Se Prometeo non fosse stato presuntuoso, gli esseri umani non avrebbero avuto il fuoco. Se molti scienziati e scienziate non fossero stati presuntuosi non avremmo avuto la penicillina, l’elettricità, gli antibiotici eccetera eccetera. Insomma, la presunzione non è sempre una cosa negativa, è anche una cosa negativa. La presunzione fa evolvere e distruggere, e si potrebbero citare molti esempi di uomini e donne presuntuosi che hanno rovinato il mondo e l’umanità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qual è il punto di tutto ciò, caro diario? Il punto è che servono dei limiti ben precisi ed è importante saperli riconoscere, anche nel campo dell’apprendimento linguistico. Uno studio meticoloso va bene, ma va anche male. L’ossessione per i dettagli può essere positiva, ma anche negativa. Voler trovare a tutti i costi una spiegazione, non iniziare a parlare fino a quando non si ha un controllo completo su tutto, non iniziare a scrivere se prima non si sono imparate almeno 200 parole (questa è una storia vera di un mio ex studente che non voleva scrivere perché ancora non aveva imparato 200 parole): tutte queste cose vanno bene e vanno male, sono cose presuntuose in senso positivo e negativo. Equilibrio dunque, capacità di capire se si sta esagerando o meno e se si stanno superando o meno certi limiti. La lingua, ricordiamolo, è un essere vivente, come un essere umano, una pianta o un animale, e come essere vivente ha il diritto di essere approcciata con rispetto e non con presunzione. La lingua, come ogni altro essere vivente, è tutto tranne che controllabile. Ascoltiamola, accogliamola, rispettiamola, lasciamola fluire dentro di noi con l’ascolto e la lettura, proviamo a lasciarla andare fuori dalla nostra bocca e dalla nostra penna senza troppe pretese di controllo. Studiamola, certo, come la biologia studia e descrive gli organismi viventi, ma non mettiamola in gabbia per padroneggiarla, cerchiamo di non essere troppo presuntuosi (in senso negativo) nei suoi confronti. Limiti, la parola della settimana è questa: riconosciamo i limiti della nostra presunzione di controllo nei confronti di un organismo vivente come la lingua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima, caro diario.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 175</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-175/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 14:44:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, ho spesso detto che quando si studia una lingua straniera l’ingrediente principale è la costanza. Mi soffermo questa settimana su questo concetto su cui, a mio avviso, è importante fare chiarezza per analizzare in modo profondo la sua vera natura. Che cos’è la costanza? La costanza è la qualità di mantenere la determinazione [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">ho spesso detto che quando si studia una lingua straniera l’ingrediente principale è la costanza. Mi soffermo questa settimana su questo concetto su cui, a mio avviso, è importante fare chiarezza per analizzare in modo profondo la sua vera natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che cos’è la costanza?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La costanza è la qualità di mantenere la determinazione nel tempo, indipendentemente dalle difficoltà o dagli ostacoli che si possono incontrare. È la capacità di persistere nelle proprie azioni, decisioni e obiettivi senza arrendersi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costanza è sinonimo di determinazione, cioè di capacità di mantenere la direzione verso un obiettivo, nonostante le difficoltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costanza è sinonimo di disciplina, cioè di capacità di mantenere routine e abitudini che supportano il raggiungimento degli obiettivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costanza è sinonimo di impegno, cioè di dedizione verso un obiettivo o un compito specifico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essere costante significa, quindi, ascolta bene, caro diario, essere costante significa avere la forza interiore di continuare a lavorare verso i propri obiettivi anche quando la motivazione iniziale svanisce o quando si affrontano ostacoli significativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forza interiore. Forza interiore. Forza interiore. Quindi non signifca dare sempre il 100%, ogni giorno, ogni settimana. No, non significa questo. Non significa fare 800.000 esercizi e attività ogni settimana, ogni giorno. No.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costanza viene dal verbo latino <em>constare</em>, con + stare, sono due paroline italiane, si capisce dunque cosa significa. Stare con. Avere costanza non significa avere una regolarità invariabile, una disciplina ferrea, avere costanza significa stare con il nostro obiettivo, viverci insieme. La costanza è relazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vivere insieme alla lingua italiana non significa studiarla come se si fosse in un’accademia militare, no. Come un amico, non ci passiamo tutto il tempo insieme, non gli diamo sempre il 100% di noi, del nostro tempo, ma l’amico è lì, vive con noi, non ci dimentichiamo di lui. Quando i miei studenti e le mie studentesse non fanno i compiti ma si presentano comunque alla lezione io sono molto felice perché presentarsi è abbastanza per dimostrare l’impegno di stare con l’italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima, caro diario.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 174</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-174/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2024 16:11:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, in passato, in Italia, si parlava il latino. Il latino scritto era diverso, ovviamente, dal latino parlato. Il latino era la lingua della letteratura, della burocrazia, delle leggi, degli atti ufficiali. La gente, per strada, durante la vita quotidiana, parlava lingue diverse chiamate volgari. Nel corso dei secoli questi volgari hanno influenzato il [&#8230;]</p>
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<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://lernilango.com/wp-content/uploads/2024/07/diario174.mp3"></audio></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">in passato, in Italia, si parlava il latino. Il latino scritto era diverso, ovviamente, dal latino parlato. Il latino era la lingua della letteratura, della burocrazia, delle leggi, degli atti ufficiali. La gente, per strada, durante la vita quotidiana, parlava lingue diverse chiamate volgari. Nel corso dei secoli questi volgari hanno influenzato il latino favorendo la nascita, nelle diverse regioni d’Italia, dei dialetti. Sotto influenza della lingua della letteratura, una nuova lingua comune in tutta Italia, dai dialetti sono nate le varietà regionali di italiano. Contaminazione, insomma, è la parola chiave. La lingua che parliamo oggi in Italia è il risultato di secoli di contaminazioni e influenze anche esterne. Il periodo di dominazione francese, spagnola e austriaca ha lasciato dei segni nel vocabolario della lingua italiana, nella pronuncia. Insomma, caro diario, questo ci fa capire che nel campo della lingua parlare di purismo è davvero antirealistico, cioè in contrasto con la realtà dei fatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sento spesso dire “voglio parlare come un italiano vero”: ma chi è un italiano vero? Cosa significa parlare come un italiano vero? Io sono un’italiana vera? Una persona di Milano è un’italiana vera? Una persona di Napoli? Una persona che ha studiato? Una persona che non ha studiato? Una persona che parla il dialetto? Cosa significa vero? Dove lo possiamo trovare questo vero?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partire da questo bisogno di purismo, nell’apprendimento linguistico, limita lo sviluppo della competenza ed è antirealistico. Il purismo non può esistere quando si impara una lingua straniera, ma noi esseri umani funzioniamo per schemi e modelli, per questo abbiamo bisogno di crearne anche quando impariamo una lingua straniera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella maggior parte dei casi, però, aspirare a un modello puro di lingua, limita l’apprendimento, perché imparare una lingua straniera non significa assorbire un modello linguistico puro, specifico, ma significa comunicare. Comunicare significa scambiare messaggi efficaci con altri parlanti. L’obiettivo dunque non è aspirare alla purezza linguistica, ma aspirare alla comunicazione perché chi ci ascolta possa capirci. L’obiettivo di un apprendente è creare delle frasi per farsi comprendere, non aspirare ad essere preciso, impeccabile, puro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rimarrà sempre una parte della vostra lingua madre nella lingua straniera che state apprendendo, ed è giusto così, è naturale. Quindi, se i miei studenti mi stessero ascoltando, direi loro di lasciar perdere la purezza e di pensare alla comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La natura di una lingua non è la purezza ma l’impurità. Ci sono modi infiniti per dire la stessa cosa, parole diverse, accenti diversi, strutture di frase diverse, e va bene così, è giusto che sia così. L’obiettivo è la comunicazione: possiamo dire la stessa cosa in modi completamente diversi, ma la comunicazione è riuscita se siamo riusciti a comprenderci, se siamo riusciti a scambiare messaggi efficaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Impurità, parola della settimana, bisogna accettare la natura impura della lingua per poter migliorare davvero, e soprattutto bisogna accettare che si parlerà sempre in modo impuro nella lingua straniera, e va bene così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima caro diario.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 173</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-173/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2024 15:58:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, sono sempre stata una persona diligente. Da piccola, all’asilo, la mia maestra mi chiamava “la nonnina” perché già a quel tempo mi comportavo come i grandi. Ho sempre fatto il mio dovere, non ho mai dato filo da torcere ai miei genitori. Sono sempre stata più matura dei miei coetanei, sempre responsabile in [&#8230;]</p>
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<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://lernilango.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/07/diario173.mp3"></audio></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">sono sempre stata una persona diligente. Da piccola, all’asilo, la mia maestra mi chiamava “la nonnina” perché già a quel tempo mi comportavo come i grandi. Ho sempre fatto il mio dovere, non ho mai dato filo da torcere ai miei genitori. Sono sempre stata più matura dei miei coetanei, sempre responsabile in modo esagerato. Tutto questo è durato fino al secondo anno di università, periodo che mi piace chiamare “il mio anno hippie”. Durante quel periodo sono uscita per un po’ dal mio ruolo, dal personaggio che ero sempre stata, e ho provato ad essere altro: ho bevuto la mia prima birra, provato a fumare, sono andata a ballare, ho fatto cose che non avevo mai fatto prima come andare con le mie amiche di notte, da sole, nel bosco, in inverno, alle terme del Petriolo vicino Siena, una follia che mi ha dato in cambio una bella bronchite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quasi un anno sono uscita fuori da me stessa per un po’. Questa fase non è durata moltissimo perché la mia natura non la posso cambiare. Tuttavia, qualcosa di importante è successo quell’anno. Quell’anno ho conosciuto e sperimentato per la prima volta il concetto di leggerezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La leggerezza è stata per me un&#8217;esperienza di libertà e spensieratezza contrapposta alla mia consueta serietà e responsabilità. È uno stato d&#8217;animo in cui si vive con meno preoccupazioni, dove le pressioni quotidiane sembrano meno gravose e si riesce a godere del momento presente con un senso di tranquillità e gioia. La leggerezza non implica superficialità o irresponsabilità, ma piuttosto la capacità di lasciare andare le ansie e i pesi inutili, di vivere con un senso di serenità e apertura verso nuove esperienze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggerezza significa concentrarsi sul &#8220;qui e ora&#8221; senza essere appesantiti dalle preoccupazioni del passato o dalle ansie del futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa adottare un approccio più semplice alla vita, riducendo il caos e le complicazioni inutili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa trovare piacere nelle piccole cose della vita, ridere di più, e permettersi di essere felici senza sensi di colpa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa, infine, sentirsi liberi di essere se stessi, senza dover soddisfare continuamente le aspettative degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo è rimasto dopo quell’anno in cui sono uscita per un po’ dal mio personaggio di “nonnina”, e con tutto questo ho affrontato i miei anni di studio successivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La leggerezza è fondamentale nell&#8217;apprendimento per diversi motivi, tutti legati a un approccio più rilassato e positivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;apprendimento linguistico può essere stressante, soprattutto quando ci si preoccupa di fare errori. La leggerezza aiuta a ridurre questo stress, permettendo di imparare in un ambiente più rilassato e meno giudicante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli studenti che si sentono meno ansiosi sono più propensi a sperimentare con la lingua, a parlare e a scrivere senza paura di sbagliare, migliorando così le loro competenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si è rilassati e ci si diverte durante l&#8217;apprendimento, è più probabile che si ricordino le nuove informazioni. La leggerezza facilita un&#8217;atmosfera di gioco e curiosità, che sono condizioni ideali per l&#8217;apprendimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le emozioni positive sono associate a una migliore memoria a lungo termine. Quindi, associando l&#8217;apprendimento a sensazioni piacevoli, si migliorano le probabilità di ricordare ciò che si è appreso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un approccio leggero e divertente all&#8217;apprendimento linguistico può aumentare la motivazione. Gli studenti sono più propensi a continuare a studiare quando trovano piacere nel processo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La leggerezza incoraggia un atteggiamento di curiosità e esplorazione, rendendo l&#8217;apprendimento un&#8217;attività piacevole piuttosto che un compito noioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggerezza non significa superficialità. La leggerezza aiuta, secondo me, a liberarci dal ruolo che interpretiamo durante la vita di tutti i giorni per ritornare un po’ in quello stato fortunato in cui vivono i bambini, uno stato in cui non sono niente ma esistono e basta, si divertono e basta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dico che si debba vivere con leggerezza in ogni ambito della vita, no, ma dico che soprattutto nello studio bisognerebbe dare a questo stato maggiore attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La parola chiave della settimana, dunque, è leggerezza. Per imparare, ce ne serve tanta.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 172</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-172/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 15:50:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, probabilmente dirò una cosa impopolare, ma non credo che per studiare una lingua straniera si debba essere portati, si debba cioè avere un’inclinazione naturale. Sicuramente alcune persone hanno un’inclinazione più naturale all&#8217;apprendimento linguistico, sicuramente, hanno cioè un&#8217;intelligenza più linguistica, perché è vero che esistono diversi tipi di intelligenze, c&#8217;è l&#8217;intelligenza musicale, l&#8217;intelligenza spaziale, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">probabilmente dirò una cosa impopolare, ma non credo che per studiare una lingua straniera si debba essere portati, si debba cioè avere un’inclinazione naturale. Sicuramente alcune persone hanno un’inclinazione più naturale all&#8217;apprendimento linguistico, sicuramente, hanno cioè un&#8217;intelligenza più linguistica, perché è vero che esistono diversi tipi di intelligenze, c&#8217;è l&#8217;intelligenza musicale, l&#8217;intelligenza spaziale, l&#8217;intelligenza matematica, l&#8217;intelligenza artistica, l&#8217;intelligenza sociale, l&#8217;intelligenza linguistica, quindi è vero che alcune persone abbiano questa predisposizione naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, pur essendo avvantaggiate, queste persone, come tutti gli altri, hanno bisogno di impegno, ma impegno inteso nel senso inglese di “commitment”. L&#8217;apprendimento linguistico può secondo me essere paragonato ad una relazione, a un matrimonio, a un’amicizia, insomma a una relazione di impegno con un altro essere vivente.&nbsp; La lingua è un organismo a sé stante con cui bisogna entrare in confidenza, con cui bisogna entrare in rapporto, in relazione, e farlo richiede tempo, è un processo lungo che dura anni, proprio come un matrimonio o una relazione in generale. Quando ti sposi o ti fidanzi con qualcuno il “e vissero tutti felici e contenuti” delle favole non esiste, una relazione in generale è impegno, è ascolto, è pazienza, è compromesso, è accettazione del fatto che ci sono alti e bassi, che ci sono difficoltà, che ci sono lacune, che ci sono mancanze, che non esiste la perfezione, ecco, nei confronti dell’apprendimento linguistico bisogna avere lo stesso atteggiamento. Una lingua straniera (e molto spesso anche la lingua madre) non è una cosa che possiamo piegare ai nostri bisogni, non la possediamo, non la possederemo mai completamente, proprio come non possediamo le persone con cui abbiamo una relazione. Tuttavia, possiamo cercare di avvicinarci a lei il più possibile, conoscerla, scoprirla, capirla, farla entrare nella nostra vita, ma mai dominarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Impegno, in questo caso, significa dedizione, cioè offerta di sé stessi per raggiungere un fine, un obiettivo. Dedizione significa offrire il proprio tempo per qualcos’altro o qualcun altro, significa avere pazienza e fiducia, significa, inoltre, non aspettarsi niente in cambio. Se la dedizione è vera, autentica, la ricompensa arriverà, la ricompensa arriva sempre. Raccogliamo quello che seminiamo. Possiamo avere tutti i doni innati del mondo, essere dei geni, avere dei cervelloni enormi e quozienti di intelligenza oltre ogni standard: senza dedizione, però, ci mancherà sempre qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i miei studenti e le mie studentesse, infatti, quelli che riescono meglio sono quelli con maggior dedizione, e non è un caso che molti di loro abbiano delle ottime relazioni nelle loro vite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, parola della settimana: impegno, nel senso di dedizione, di offerta di sé, del proprio tempo. Insomma, dedizione significa anche amore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima caro diario.&nbsp;</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 171</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-171/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2024 16:19:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, oggi vorrei parlare di ego e apprendimento linguistico. Eh sì, ego, nemico e alleato. L’ego ci aiuta, è vero, ma a volte, anzi la maggior parte delle volte, ci limita, soprattutto nell’apprendimento linguistico. Nell&#8217;uso comune, il termine &#8220;ego&#8221; è spesso utilizzato per descrivere la percezione che una persona ha di sé stessa, e [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">oggi vorrei parlare di ego e apprendimento linguistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eh sì, ego, nemico e alleato. L’ego ci aiuta, è vero, ma a volte, anzi la maggior parte delle volte, ci limita, soprattutto nell’apprendimento linguistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;uso comune, il termine &#8220;ego&#8221; è spesso utilizzato per descrivere la percezione che una persona ha di sé stessa, e questa percezione è influenzata da vari fattori: il genere sessuale, l’età, la professione, la cultura di appartenenza, l’infanzia eccetera eccetera. Insomma, questo ci dice che non è semplice inquadrare un concetto così complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che a me oggi interessa vedere è l’ego legato alle critiche e alle correzioni, perché l’ego non reagisce allo stesso modo alle correzioni. Ad esempio, ci sono culture in cui la correzione è inammissibile, o, ancora, di solito gli uomini sono meno inclini delle donne ad essere corretti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se è difficile, caro diario, chi studia una lingua straniera dovrebbe dimenticare tutte le categorie che lo o la definiscono e vedersi semplicemente come studente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lavoro per la maggior parte con persone più grandi di me, e capisco che, soprattutto per gli uomini, non è semplice accettare una correzione da una ragazza più giovane. Lavoro con molte culture diverse, e in alcune culture è difficilissimo accettare 1. di avere un’insegnante donna e 2. di farsi correggere da una donna. Non scrivo questa pagina per fare una critica né per mandare avanti una campagna femminista, no. Sono qui in veste di insegnante, e come insegnante voglio far riflettere su quanto limitante sia per uno studente non essere capace di accettare le correzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io faccio il mio lavoro, e il mio lavoro è accompagnare studenti e studentesse in un percorso di crescita della competenza linguistica. Uno dei miei strumenti del mestiere è la correzione, come per un meccanico una chiave inglese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La correzione è fondamentale nell&#8217;apprendimento linguistico.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Aiuta gli studenti a riconoscere e correggere i loro errori, migliorando così la precisione linguistica e riducendo la possibilità di fossilizzazione degli errori.</li>



<li>Aiuta a sviluppare una maggiore competenza comunicativa, rendendo gli studenti più consapevoli delle norme linguistiche e culturali della lingua di apprendimernto.</li>



<li>Quando viene fatta in modo costruttivo, la correzione può motivare gli studenti, confermando i progressi e incoraggiando ulteriori tentativi.</li>



<li>La correzione facilita l&#8217;apprendimento consapevole, permettendo agli studenti di riflettere sui loro processi di apprendimento e di sviluppare strategie per migliorare.</li>



<li>La correzione offre agli insegnanti l&#8217;opportunità di adattare l&#8217;insegnamento alle esigenze specifiche degli studenti, affrontando le loro debolezze individuali.</li>



<li>La correzione incoraggia gli studenti a sviluppare la capacità di auto-riflettere e auto-correggersi, migliorando la loro autonomia nell&#8217;apprendimento.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Correggere, quindi, non significa solo segnalare degli errori, ma soprattutto guidare gli studenti verso una maggiore padronanza della lingua in modo costruttivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se gli errori non si correggono, si fossilizzano ed è difficile intervenire, questo significa che si parlerà male.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se gli errori non si correggono non si può sapere a che punto si è, a che livello, e cosa bisogna fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se gli errori non si correggono non si possono creare percorsi personalizzati e adatti alle esigenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se gli errori non si correggono non si impara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque, caro diario, se i miei studenti mi stessero ascoltando, direi loro di guardare l’aula virtuale, in cui imparano l’italiano con me (o con altre insegnanti), come uno spazio neutro dove l’unica gerarchia che esiste è quella tra una persona che conosce la lingua che si studia e una che non la conosce. Non esistono gerarchie sociali, di genere, culturali, di età nello spazio dell’apprendimento linguistico (o almeno in uno spazio sano), dunque l’ego non deve sentirsi minacciato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo aiuta a gestire la correzione con meno stress e migliorare davvero nello studio di una lingua straniera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parola chiave della settimana, dunque: correzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La correzione ci aiuta, la correzione ci insegna più di mille video-lezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima, caro diario.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 170</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-170/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 16:42:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, a me piace pianificare. La pianificazione ha un miliardo e più di vantaggi e benefici. La pianificazione aiuta a definire chiaramente gli obiettivi, rendendo più facile capire cosa si vuole raggiungere. Permette di mantenere il focus sulle priorità, evitando di disperdere energie su attività meno rilevanti. Per non parlare della gestione del tempo. [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">a me piace pianificare. La pianificazione ha un miliardo e più di vantaggi e benefici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pianificazione aiuta a definire chiaramente gli obiettivi, rendendo più facile capire cosa si vuole raggiungere. Permette di mantenere il focus sulle priorità, evitando di disperdere energie su attività meno rilevanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per non parlare della gestione del tempo. Con una pianificazione adeguata, si può utilizzare il tempo in modo più efficiente, dedicando le giuste risorse a ciascuna attività. Per quanto mi riguarda, sapere esattamente cosa fare e quando farlo riduce l&#8217;ansia e lo stress legati all&#8217;incertezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avere un piano dettagliato mi permette di lavorare in modo più strutturato ed efficiente, facilitando il raggiungimento di risultati, ma soprattutto mi aiuta a mantenere una visione a lungo termine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, ho sperimentato che la pianificazione è fondamentale. Infatti, questa è una cosa importantissima da dire, io parlo solo di ciò che ho sperimentato. Tendo a non parlare delle cose che non conosco, e che non hanno funzionato per me: un’ipotesi non è un fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, posso dire, sulla base della mia esperienza, che pianificare è importantissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, ma, ma, caro diario voglio raccontarti una storia sui rischi della pianificazione che io ho sperimentato in prima persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ero in magistrale, al primo anno, felicissima di iniziare quella nuova avventura. Arrivata a Bologna, presi la mia agendina, ed iniziai a pianificare: pianificai il primo anno di magistrale, poi pianificai il secondo, poi pianificai la tesi e contattai il professore, poi pianificai il tirocinio, poi il percorso da fare per trovare un lavoro, poi pianificai i corsi che avrei voluto fare dopo la magistrale. Pianificai, insomma, i successivi 5 anni della mia vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questo bel programma, iniziai la magistrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci furono degli imprevisti: allora ritornai e modificai il programma di tutti e cinque gli anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri imprevisti. Altre modifiche. Altri imprevisti. Altre modifiche. Altri imprevisti. Altre modifiche. Altri imprevisti. Altre modifiche. Altri imprevisti. Altre modifiche. Altri imprevisti. Altre modifiche. Altri imprevisti. Altre modifiche. Altri imprevisti. Altre modifiche. Altri imprevisti. Altre modifiche. Altri imprevisti. Altre modifiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ingorgai. Il programma del primo anno mi sfuggiva dalle mani, perché la vita non si lascia tenere tra le mani. Passavo più tempo a programmare e a provare ansia quando i programmi saltavano che a mettere in pratica e a vivere ciò che facevo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ingorgai, ebbi un paio di attacchi di panico, mi fermai per 4 mesi, non riuscivo più a studiare, ad andare avanti. Programmavo, e appena iniziavo a fare qualcosa pensavo già al passo successivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inizio un corso di italiano. Faccio qualche lezione. Ah, com’è bello studiare. Mi iscrivo ad un altro corso contemporaneamente. Ah, perché non pianificare un’altra attività? Una conversazione di gruppo. E perché non altro? Oh, mamma mia, quante cose da fare, non riesco a fare tutto, abbandono questo corso, abbandono quest’altro, alla fine abbandono tutto. Programmare crea adrenalina, e se ci facciamo prendere troppo la mano o andiamo in panico come me, oppure tendiamo a strafare e alla fine a mollare tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque, pianificazione: questa è la parola della settimana. Pianificazione moderata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve nell’apprendimento linguistico, ma senza esagerare, senza strafare, serve ma bisogna mettere in pratica e portare avanti almeno per un anno ciò che si è pianificato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima, caro diario.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 169</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-169/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 16:41:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, quando andavo all’università ho frequentato un corso di teatro di improvvisazione. Non l’ho fatto perché volevo diventare un’attrice, ma perché sentivo il bisogno di sbloccarmi. Da piccola, fino ai 12 anni, ero senza vergogna: recitavo nelle recite scolastiche come protagonista, non avevo paura a salire sul palco durante i saggi di danza di [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">quando andavo all’università ho frequentato un corso di teatro di improvvisazione. Non l’ho fatto perché volevo diventare un’attrice, ma perché sentivo il bisogno di sbloccarmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da piccola, fino ai 12 anni, ero senza vergogna: recitavo nelle recite scolastiche come protagonista, non avevo paura a salire sul palco durante i saggi di danza di fine anno, o durante le gare di ginnastica artistica. Non avevo paura o vergogna di interagire con gli altri, di ballare e di fare tante altre cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’adolescenza e un’altra serie di eventi mi hanno boccata. Sono arrivata all’università con un corpo estremamente contratto, timido e impacciato quando doveva interagire con gli altri. Poiché riuscivo a sentire il blocco del mio corpo e mi mancava il corpo libero e senza vergogna della Simona del passato, ho deciso di iscrivermi, conoscendo i benefici del teatro, ad un corso di improvvisazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inizio è stato orribile. Andavo in panico quando era il mio turno di improvvisare. Balbettavo. Mi veniva da piangere, sentivo un nodo in gola che non mi permetteva di esprimermi. Mi sentivo inadatta guardando gli altri a cui l’improvvisazione sembrava naturale. Mi vergognavo, ma, soprattutto, la mia mente da soldato mi diceva “ma che ci fai qui, ci sono cose più serie da fare, come studiare per gli esami, questa cosa che fai è imbarazzante”. Io, studentessa modello, seria, con voti alti, produttiva, ero lì a giocare, a fare una cosa non seria e totalmente improduttiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il teatro è stata una delle cose migliori che abbia fatto per me stessa, per la mia salute mentale e la mia anima. Dopo un anno di teatro, e altri eventi e trasformazioni interiori ovviamente, ricordo benissimo il giorno in cui iniziai a sbloccarmi. Dovevamo far finta di avere una piuma tra le mani, di soffiarla, di correrle dietro per riprenderla, e poi di nuovo, soffiare, rincorrere, riprendere. Mi divertii. La mia maestra, Mila Moretti, mi disse: “ti sei accorta che oggi finalmente hai giocato?”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giocare. Gioco. Queste sono le parole della settimana, caro diario.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un gioco, dice il Treccani, è: qualsiasi attività liberamente scelta a cui si dedichino, singolarmente o in gruppo, bambini o adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali e intellettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giocando, grazie al teatro, ho iniziato a sbloccarmi, a migliorare anche le mie performance agli esami orali, ho iniziato a sentirmi più a mio agio tra gli altri, ho iniziato a piantare i primi semi del lavoro che oggi faccio, perché a teatro ho incontrato la prima insegnante di italiano per stranieri della mia vita, Maria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attività liberamente scelta, senza fini immediati, che sviluppa capacità fisiche, manuali e intellettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giocare per ritornare bambini, per prenderci meno sul serio, per alleggerire, ogni tanto, il senso del dovere, per divertirsi, per imparare divertendosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gioco è fondamentale quando si apprende una lingua straniera. Permettetevi di giocare ogni tanto, se studiate la lingua italiana, anche se siete persone importantissime che lavorano in banca, che hanno mille responsabilità e pesi sulle spalle, non vi dimenticate di giocare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima, caro diario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-169/">Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 169</a> proviene da <a href="https://lernilango.com">Lingua italiana insieme</a>.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 168</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-168/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 23:01:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Resilienza, caro diario, la parola di questa settimana è RESILIENZA, cioè la capacità di una persona di affrontare, superare e adattarsi positivamente a situazioni di cambiamento, a situazioni difficili, stressanti o traumatiche. Che cos’è, in breve, la resilienza? La resilienza è una qualità che permette di rimanere forti di fronte alle avversità e di recuperare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://lernilango.com/wp-content/uploads/2024/06/diario168.mp3"></audio></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Resilienza, caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">la parola di questa settimana è RESILIENZA, cioè la capacità di una persona di affrontare, superare e adattarsi positivamente a situazioni di cambiamento, a situazioni difficili, stressanti o traumatiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che cos’è, in breve, la resilienza? La resilienza è una qualità che permette di rimanere forti di fronte alle avversità e di recuperare rapidamente dopo esperienze negative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essere resilienti non significa semplicemente sopportare le difficoltà, ma piuttosto trovare modi per crescere e svilupparsi nonostante esse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le piante sono resilienti, nello specifico per le piante, la resilienza si riferisce alla capacità di sopravvivere, adattarsi e prosperare nonostante condizioni ambientali avverse o stressanti come siccità, temperature estreme, suoli poveri, malattie e attacchi di parassiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, alcune piante sviluppano radici profonde per accedere all&#8217;acqua in periodi di siccità, o foglie più spesse per ridurre la perdita di acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altre possono riparare i danni causati da condizioni avverse, facendosi crescere nuove foglie e rami dopo essere state danneggiate da forti venti o attacchi di insetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altre producono un gran numero di semi per garantire che almeno alcuni di essi trovino condizioni favorevoli per germogliare, aumentando così le possibilità di sopravvivenza della specie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altre ancora formano relazioni simbiotiche con altri organismi, come i funghi, che aiutano a migliorare l&#8217;assorbimento dei nutrienti e dell&#8217;acqua, aumentando la loro resilienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché parlo di resilienza, caro diario. Quest’estate 2024 parte la sfida 12 espressioni in 12 settimane, e quindi anche qui, in questo mio spazio dedicato alle riflessioni, sceglierò una parola a settimana legata all’apprendimento linguistico, così, se per caso qualcuno mi stesse ascoltando, imparerebbe qualche parola in più e rifletterebbe sul processo di apprendimento linguistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base di un atteggiamento resiliente ci sono due aspetti chiave, secondo me, per l’apprendimento di una lingua straniera, e cioè l’ottimismo e l’autostima. Chi è resiliente mantiene una visione positiva del futuro nonostante le difficoltà, gli ostacoli, nonostante l’assenza di progresso, perché sa che tutto passa, e che come sulle montagne russe ci sono degli alti e dei bassi; chi è resiliente crede nelle proprie capacità e non si lascia distruggere dalle difficoltà, proprio come fanno le piante. C’è siccità? Io allungo le mie radici e cerco l’acqua più in profondità; da sola non ce la faccio? Collaboro con qualche fungo che mi aiuti a sopravvivere. In generale trovo delle soluzioni che mi facciano vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resilienza è anche adattabilità, cioè capacità di adeguare i comportamenti alle situazioni: ho poco tempo per studiare? Studio poco ma studio comunque senza aspettare che si verifichino le condizioni perfette per iniziare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resilienza è gestione delle emozioni negative. Ho ansia da prestazione? La gestisco, consapevole che se sbaglio qualcosa non dovrò pagare una multa e la mia vita continuerà come prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, a parole siamo tutti bravi, i fatti sono sempre più difficili. La domanda è: come si sviluppa la resilienza?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel campo dell’apprendimento linguistico, che è quello di cui mi occupo, si sviluppa:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>dandosi degli obiettivi;</li>



<li>creando piccoli o grandi programmi di studio;</li>



<li>rispettando i programmi di studio;</li>



<li>riducendo il peso delle aspettative che devono essere realistiche, e dunque adeguate al proprio stile di vita e alle proprie possibilità;</li>



<li>improvvisando e dunque allentando il peso del perfezionismo;</li>



<li>sbagliando;</li>



<li>mettendosi in gioco anche se non si è perfetti;</li>



<li>notando le piccole conquiste fatte;</li>



<li>apprezzando le piccole conquiste fatte;</li>



<li>aprendosi al confronto con gli altri, perché prima o poi bisogna utilizzare il proprio italiano per interagire con altri studenti e con i madrelingua.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Pazienza e resilienza, caro diario: ecco i primi due ingredienti della ricetta dell’apprendimento linguistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sentiamo alla prossima.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 167</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-167/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jun 2024 20:43:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pazienza, caro diario, ci vuole pazienza! “Santa pazienza” si esclama in italiano in situazioni in cui abbiamo bisogno che la pazienza, come una santa, ci venga ad assistere perché la stiamo perdendo. “Santa pazienza, ti prego, aiutami tu!”. Perché parlo di pazienza, caro diario. Quest’estate 2024 parte la sfida 12 espressioni in 12 settimane, e [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Pazienza, caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">ci vuole pazienza!</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Santa pazienza” si esclama in italiano in situazioni in cui abbiamo bisogno che la pazienza, come una santa, ci venga ad assistere perché la stiamo perdendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Santa pazienza, ti prego, aiutami tu!”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché parlo di pazienza, caro diario. Quest’estate 2024 parte la sfida 12 espressioni in 12 settimane, e quindi anche qui, in questo mio spazio dedicato alle riflessioni, sceglierò una parola a settimana legata all’apprendimento linguistico, così, se per caso qualcuno mi stesse ascoltando, imparerebbe qualche parola in più e rifletterebbe sul processo di apprendimento linguistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E dunque parto da questa parola, pazienza, l’ingrediente principale nell’apprendimento linguistico, una virtù che in questi tempi frettolosi stiamo perdendo tutti e tutte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La parola &#8220;pazienza&#8221;, caro diario, ha un&#8217;origine affascinante. Deriva dal latino &#8220;patientia&#8221; che significa &#8220;sopportare&#8221; o &#8220;resistere&#8221;. Questa parola è strettamente collegata al verbo &#8220;patior&#8221;, che significa &#8220;sopportare&#8221; o &#8220;soffrire&#8221;. L’etimologia ci dice, insomma, che avere pazienza comporta un po’ di sofferenza. Sopportare significa soffrire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soffrire non è bello, su questo siamo universalmente d’accordo. Ma, ma, ma, c’è sempre un ma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Imparare una lingua straniera è un processo lungo e spesso complicato. Ci sono momenti in cui sembra di fare passi indietro invece che avanti, e la frustrazione può facilmente prendere il sopravvento. È proprio in questi momenti che la pazienza diventa la nostra più grande alleata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impazienza può avere numerosi effetti negativi sul processo di apprendimento di una nuova lingua. In primo luogo, può portare a una mancanza di perseveranza. Studiare una lingua richiede tempo e dedizione, e l&#8217;impazienza può spingerci ad abbandonare troppo presto, proprio quando iniziamo a fare progressi significativi. Invece di vedere le difficoltà come parte naturale del percorso, l&#8217;impazienza ci fa percepire ogni ostacolo come un muro insormontabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impazienza genera ansia e stress. Quando vogliamo vedere risultati immediati e non li otteniamo, possiamo facilmente diventare ansiosi e stressati. Questo stato mentale non solo rende lo studio meno piacevole, ma può anche interferire con la nostra capacità di apprendere efficacemente. L&#8217;ansia può bloccare la nostra mente, rendendoci difficile ricordare le parole nuove o comprendere le regole grammaticali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impazienza può anche portarci a saltare le basi, cercando scorciatoie che sembrano portarci più velocemente alla meta. Ma queste scorciatoie spesso si rivelano controproducenti. Senza una solida comprensione delle fondamenta della lingua, è difficile progredire e costruire conoscenze più avanzate. Saltare i passaggi fondamentali può creare lacune significative nel nostro apprendimento, che diventeranno evidenti man mano che cerchiamo di affrontare concetti più complessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, l&#8217;impazienza può rendere lo studio della lingua meno gratificante. Quando siamo troppo focalizzati sui risultati immediati, perdiamo di vista il piacere del processo di apprendimento. Ogni nuova parola imparata, ogni regola grammaticale compresa, ogni conversazione condotta con successo sono piccoli traguardi che meritano di essere celebrati. L&#8217;impazienza ci fa ignorare queste piccole vittorie, rendendo il viaggio meno appagante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, l&#8217;impazienza può influenzare negativamente la nostra autostima. Quando ci aspettiamo di imparare rapidamente e senza difficoltà, i nostri errori possono sembrarci insopportabili. Ogni sbaglio può diventare una prova della nostra &#8220;inadeguatezza&#8221;, invece di essere visto come una parte normale e necessaria del processo di apprendimento. Tutto ciò può portare a un senso di frustrazione e di scoraggiamento che rende ancora più difficile continuare a studiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna armarsi di pazienza quando si impara una lingua straniera, le cose non succedono dall’oggi al domani, non esiste Amazon prime nell’apprendimento linguistico, non si può saltare la fila per arrivare prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un bel respiro e calma, pazienza, santa pazienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima, caro diario.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 166</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-166/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2024 14:19:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, questi ultimi mesi sono stati per me particolarmente intensi e riflessivi. Come insegnante, ho sempre cercato di infondere nei miei studenti la passione per l&#8217;apprendimento, ma negli ultimi tempi mi sono resa conto che anche io, nonostante il mio amore per l&#8217;insegnamento, sto lottando con la motivazione. Questo mi ha portato a riflettere [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">questi ultimi mesi sono stati per me particolarmente intensi e riflessivi. Come insegnante, ho sempre cercato di infondere nei miei studenti la passione per l&#8217;apprendimento, ma negli ultimi tempi mi sono resa conto che anche io, nonostante il mio amore per l&#8217;insegnamento, sto lottando con la motivazione. Questo mi ha portato a riflettere su un luogo comune in merito al concetto di motivazione: la motivazione non è costante, e la sua assenza non implica necessariamente una mancanza di amore per ciò che facciamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi spiego meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ho iniziato la mia carriera, ero piena di entusiasmo. Ogni lezione era una nuova opportunità per crescere e far crescere i miei studenti. Con il passare del tempo, tuttavia, ho sperimentato alti e bassi nella mia motivazione. Ci sono giorni in cui mi sveglio con un&#8217;energia contagiosa, pronta a affrontare qualsiasi sfida. Altri giorni, invece, mi sento esausta, demotivata e mi chiedo se sto facendo abbastanza per i miei studenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho capito solo dopo tanto tempo che questa oscillazione della motivazione è normale, ma spesso viene percepita come un segno di debolezza o di disinteresse. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Ho capito che la motivazione è come una fiamma: a volte brucia intensamente, altre volte è solo una piccola scintilla. L&#8217;importante è che continui ad ardere, anche se debolmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa riflessione mi ha portato a considerare come affrontare i momenti di bassa motivazione. Invece di giudicarmi duramente, ho iniziato a vedere questi momenti come un&#8217;opportunità per riposarmi e ricaricarmi. Mi sono resa conto che è essenziale prendersi del tempo per sé stessi, per riflettere e ritrovare l&#8217;energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho anche imparato a comunicare apertamente con i miei colleghi. Condividere le mie sfide e ascoltare le loro storie mi ha fatto sentire meno sola e mi ha offerto nuove prospettive su come affrontare la demotivazione. Abbiamo creato un gruppo di supporto in cui ci incoraggiamo a vicenda e condividiamo strategie per mantenere viva la nostra passione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;elemento più importante, però, è stato riconoscere che l&#8217;amore per l&#8217;insegnamento non è diminuito, anche quando la motivazione è bassa. Amo i miei studenti, amo vederli crescere e imparare. Questo amore è il filo conduttore che mi guida attraverso i momenti difficili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, accettare che la motivazione non è costante è stato liberatorio. Mi ha permesso di essere più gentile con me stessa e di apprezzare il viaggio, con tutti i suoi alti e bassi. La passione per l&#8217;insegnamento è un fuoco che continua a bruciare, anche quando la fiamma sembra debole. E so che, con il giusto equilibrio e supporto, continuerò a fare questo lavoro per molti anni a venire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque, se i miei studenti e le mie studentesse mi stessero ascoltando, farei loro una piccola domanda: qual è la morale della mia storia? Come possono utilizzare la mia storia per affrontare la motivazione nel loro percorso di studio della lingua italiana?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspetto con ansia le loro risposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima caro diario.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 165</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-165/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 May 2024 15:21:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">apprendimento linguistico e luoghi comuni: questo mese mi sono concentrata su questo tema perché, come ho già detto nelle altre pagine di diario di questo mese, ci sono molti luoghi comuni che infestano, esatto, questa è la parola giusta, infestano l’apprendimento linguistico, e se i luoghi comuni sono utili per orientarsi all’interno di qualcosa di nuovo, dopo un po’ diventano scomodi perché sono molto limitanti. Gli esseri umani usano i luoghi comuni come giubbotto di salvataggio quando si immergono in mari nuovi in cui non hanno mai nuotato, ed è normale, è umano, solo che poi dopo un po’ bisogna togliere questo giubbotto di salvataggio e iniziare a nuotare per scoprire parti nuove di questo mare mai esplorato, perché altrimenti la conoscenza di questo mare rimane molto limitata ed è un gran peccato avere una conoscenza limitata delle cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio di giubbotti di salvataggio voglio parlare oggi, e nello specifico voglio parlare di un giubbotto di salvataggio che molti studenti e studentesse utilizzano quando devono iniziare a parlare in italiano, e cioè la traduzione. È normalissimo quando si inizia a parlare una lingua straniera partire dalla propria lingua madre e poi fare una traduzione nella lingua straniera che si sta apprendendo, è una cosa assolutamente normale. Un luogo comune sulla traduzione è che essa limiti l’apprendimento linguistico, si dice infatti che per poter imparare bene una lingua bisogna allontanarsi dalla traduzione e iniziare a pensare nella nuova lingua straniera che si sta imparando, quando si impara la lingua straniera la traduzione non aiuta ma limita, blocca l’apprendimento linguistico. Sono sicura che molti insegnanti vi hanno detto di non tradurre e in questo c’è una parte vera, ci sono degli studi fatti che dimostrano come in alcuni casi la traduzione non sia utile, ma ci sono anche degli studi che dimostrano che la traduzione è molto utile soprattutto ai livelli principianti e ai livelli avanzati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ai livelli principianti la traduzione è un salvagente, quindi qualcosa a cui ci aggrappiamo per poter nuotare nel nuovo mare della lingua, quindi ci aiuta, ci supporta, ci sostiene perché è impensabile ai livelli principianti iniziare già a pensare nella nuova lingua, è impensabile, impossibile e altamente difficile. Ai livelli avanzati invece la traduzione ci aiuta a comprendere come trasformare strutture complesse della nostra lingua madre in strutture complesse della lingua straniera che stiamo studiando, ci aiuta a capire come certe strutture si possono tradurre nello stesso modo, basta solo cambiare le parole, i verbi ovviamente, mentre altre strutture cambiano completamente forma nel passaggio dalla lingua madre alla lingua straniera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, non è vero, è un luogo comune che la traduzione non serva a niente e che anzi ostacoli quando si studia la lingua straniera, la traduzione può aiutare: ma, ma, ma, c’è sempre un ma, ovviamente. La traduzione può essere un limite e lo diventa nel momento in cui non vogliamo lasciare il salvagente dopo che abbiamo imparato a nuotare. Se abbiamo imparato a nuotare, nuotare come metafora per l’apprendimento linguistico, se abbiamo imparato a nuotare significa che abbiamo già raggiunto un livello intermedio: tradurre in questa fase non serve a niente soprattutto nel parlato, perché se siamo arrivati al livello intermedio vuol dire che abbiamo imparato a nuotare e quindi la traduzione è solamente un salvagente che non vogliamo lasciare perché ci fa sentire sicuri. Lo sforzo che bisogna fare a questo livello è di abbandonare il salvagente e iniziare a nuotare da soli è da sole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ci accorgiamo che a un livello intermedio uno studente è una studentessa sta ancora utilizzando il salvagente? Ce ne accorgiamo quando parla in italiano e non guarda negli occhi l’interlocutore. Chi traduce non sta comunicando, non sta guardando negli occhi la persona con cui parla ma sta guardando in alto a destra o a sinistra perché sta facendo un processo di traduzione e quindi si sta aggrappando ancora al salvagente per paura di guardare negli occhi l’interlocutore e dunque di nuotare da solo e da sola. Quindi, se i miei studenti mi stessero ascoltando in questo momento direi loro di fare attenzione, di notare se per caso anche loro quando parlano non guardano negli occhi la persona con cui stanno comunicando, se non la guardano negli occhi significa che stanno ancora usando il salvagente e se sono ad un livello intermedio non hanno più bisogno del salvagente, lo possono lasciare e iniziare a nuotare da sole e da soli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, a questi studenti e studentesse do un consiglio: mettete da parte il salvagente, tenetelo vicino a voi in caso di emergenza, nel caso in cui vi venga un crampo per esempio mentre state nuotando e quindi avete bisogno di un supporto, e per crampo intendo una nuova struttura che vi viene in mente e non sapete come dirla in italiano, quindi il salvagente è sempre utile ma ad un livello intermedio dovete guardare la persona con cui parlate negli occhi e vi assicuro che se iniziate a farlo smetterete di tradurre e inizierete a parlare in italiano, a comunicare, questo è lo sforzo che bisogna fare a un livello intermedio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, ricapitoliamo: non è vero che la traduzione non serve, la traduzione serve ma ad un certo punto bisogna vederla solo come un salvagente che possiamo utilizzare in caso di emergenza, nel caso in cui ci troviamo davanti a un nuovo pensiero che vogliamo esprimere, una nuova struttura che non abbiamo mai detto in italiano e quindi ci serve la nostra lingua madre, quindi salvagente per le emergenze ma in generale dobbiamo nuotare da soli e da sole e per farlo dobbiamo guardare il nostro interlocutore negli occhi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima caro diario.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 164</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-164/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2024 15:12:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, ti confido un segreto oggi. Ogni volta che faccio una live, o un webinar live, indosso i pantaloni del pigiama. Durante ogni singolo evento live che ho fatto su YouTube, ogni webinar, ogni live su Instagram, sotto stavo indossando i pantaloni del pigiama. Tu ti chiederai, caro diario, ma perché, sei pazza, sei [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">ti confido un segreto oggi. Ogni volta che faccio una live, o un webinar live, indosso i pantaloni del pigiama. Durante ogni singolo evento live che ho fatto su YouTube, ogni webinar, ogni live su Instagram, sotto stavo indossando i pantaloni del pigiama. Tu ti chiederai, caro diario, ma perché, sei pazza, sei pigra? Ti aggiusti i capelli, metti un po’ di rossetto e un po’ di fard sulle guance, ti vesti in maniera non troppo elegante ma almeno un po’ professionale e non riesci a infilarti un paio di pantaloni? No, caro diario, non è pigrizia, ma è semplicemente una cosa che mi fa sentire nella mia zona di comfort mentre sto uscendo dalla mia zona di comfort.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo mese ho voluto riflettere insieme a te sui luoghi comuni che riguardano l’apprendimento linguistico, e uno di questi luoghi comuni riguarda la zona di comfort. Si dice sempre, si ripete, che per poter migliorare, per potersi sviluppare bisogna avere coraggio e uscire dalla propria zona di comfort. Ho guardato un video forse, oppure ho letto un post su Instagram o una storia di una persona che seguo, non mi ricordo caro diario perché leggo ogni giorno così tante cose che spesso dimentico le fonti, ma comunque ho letto una volta una cosa sulla zona di comfort che ha risuonato in me nel senso che si allineava con quello che pensavo io della zona di comfort e che non ero mai riuscita ad articolare in parole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si diceva che non dobbiamo uscire dalla nostra zona di comfort, non è un movimento di entrata e uscita, usciamo fuori nel mondo, facciamo le cose che ci spaventano e poi ritorniamo nella nostra zona di comfort, no, si diceva piuttosto, in questo contenuto che ho letto, che per crescere dobbiamo ampliare la nostra zona di comfort, cioè dobbiamo ampliare i confini di quello che ci fa sentire a nostro agio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E come si ampliano i confini di ciò che ci fa sentire a nostro agio? Secondo me si ampliano portando nel mondo sconosciuto qualcosa di conosciuto, si ampliano tenendo addosso i pantaloni del pigiama.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fare le live non mi viene naturale, sono sempre molto nervosa prima di insegnare live, registrare un video è sempre molto più semplice perché se sbagli qualcosa la puoi ripetere, poi c’è l’editing quindi puoi tagliare le parti che non ti piacciono, ma essere davanti alla telecamera live per spiegare qualcosa è un po’ più difficile, e quindi non mi fa sentire molto a mio agio devo dire, è una cosa che mi fa battere sempre molto forte il cuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per tanto tempo mi sono rifiutata di fare le live ma poi ho deciso che avrei dovuto fare qualcosa perché le live sono belle, mi connettono molto di più con la mia comunità di studianti, e allora mi sono forzata, devo uscire dalla mia zona di comfort, devo uscire dalla mia zona di comfort, devo uscire dalla mia zona di comfort: preparavo il discorso che dovevo fare, mi vestivo bene, mi pettinavo bene, mettevo un po’ di trucco, andavo live e durante le prime live ero rigidissima perché sentivo davvero lo stacco tra la mia zona di comfort e la live, uscivo da una ed entravo nell’altra, quindi le vedevo proprio come due spazi diversi e durante le live ero sempre estremamente rigida, fino a quando un giorno mi sono detta “okay, basta, la live non è uno spazio diverso dalla mia zona di comfort, ma è un piccolo spazio che io inglobo nella mia zona di comfort, e cioè la mia camera, il mio studio, la mia sedia, la mia scrivania per rendere questa zona di comfort un po’ più grande”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora che ho fatto per sentirmi ancora più a mio agio? Ho indossato i pantaloni del pigiama, in questo modo non mi sono più sentita che entravo e uscivo dalla mia zona di comfort ma mi sono sentita che la ampliavo tenendo addosso a me qualcosa che mi facesse sentire più a mio agio, più tranquilla, non ero dentro e fuori, avevo semplicemente allargato i confini di ciò che mi rendeva tranquilla, cioè il mio studio e il mio pigiama, perché mettere il pigiama è una cosa bellissima, e in questo spazio che si è aperto, ampliando i confini della mia zona di comfort, ho inserito le live, e da quel momento mi sono sentita molto, molto meglio, molto più tranquilla e spedita nel parlare live.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi se i miei studenti e le mie studentesse mi stessero ascoltando direi loro di riflettere sulle live in pigiama e di ampliare anche loro in qualche modo la loro zona di comfort per inserire all’interno di tutto questo spazio che si crea, ampliando i confini della zona di comfort, per inserire all’interno di questo spazio qualcosa che non li fa stare tanto tranquilli, come ad esempio non so parlare in gruppo, o registrare la propria voce, o fare una telefonata in italiano. Consiglio ai miei studenti di provare la strategia del pigiama.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bene, caro diario, grazie per avermi ascoltata, ci sentiamo la prossima settimana!</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 163</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 19:50:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, in merito all’apprendimento di una lingua straniera esistono tantissimi luoghi comuni. I luoghi comuni non sempre sono sbagliati, non sempre dicono il falso, anzi, nella maggior parte dei casi dicono la verità. Il problema dei luoghi comuni non è il fatto che mentano, il problema dei luoghi comuni è che sono troppo riduttivi, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">in merito all’apprendimento di una lingua straniera esistono tantissimi luoghi comuni. I luoghi comuni non sempre sono sbagliati, non sempre dicono il falso, anzi, nella maggior parte dei casi dicono la verità. Il problema dei luoghi comuni non è il fatto che mentano, il problema dei luoghi comuni è che sono troppo riduttivi, cioè non descrivono un determinato argomento in modo completo, non ne analizzano le varie sfumature.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendiamo ad esempio il concetto di perfezionismo: in generale si crede che, nell’apprendimento di una lingua straniera, il perfezionismo sia sbagliato, sia negativo e non porti mai a nulla di buono. Questo mi pare un pensiero molto riduttivo, vero, perché il perfezionismo in qualsiasi ambito della nostra vita può rappresentare un nemico, ma riduttivo, perché dicendo così si trascurano molti aspetti positivi di chi possiede questa tendenza a fare le cose puntando alla perfezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I perfezionisti tendono ad avere standard elevati e cercano costantemente di migliorare, dunque questa ricerca di perfezione può spingere all&#8217;eccellenza e alla realizzazione di obiettivi ambiziosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Precisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I perfezionisti sono solitamente molto attenti ai dettagli, lavorano con precisione, e questo può portare a risultati di alta qualità e a un lavoro accurato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Persistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il perfezionismo alimenta una forte determinazione e persistenza nel perseguire i propri obiettivi, anche di fronte alle sfide e agli ostacoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I perfezionisti possiedono sicuramente un altissimo livello di responsabilità personale nei confronti di sé stessi e degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, la ricerca costante della perfezione incoraggia l&#8217;apprendimento continuo e lo sviluppo personale, poiché i perfezionisti cercano costantemente di acquisire nuove competenze e conoscenze per migliorare ulteriormente. Insomma, per i perfezionisti c’è sempre la possibilità di migliorare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contrario della motivazione è la demotivazione, della precisione la superficialità, della persistenza l’incostanza, della responsabilità l’irresponsabilità: cosa c’è di positivo in questi contrari, in merito all’apprendimento linguistico? Poco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque, caro diario, se i miei studenti e le mie studentesse mi stessero ascoltando, direi loro di guardare ai luoghi comuni sulla lingua con uno sguardo critico, attento. Le cose non sono sbagliate in assoluto, sono sbagliate in modo relativo. Quindi, evviva il perfezionismo ed evviva i perfezionisti. Siate ciò che siete, ascoltatevi, rispettatevi. Ripeto, giusto e sbagliato sono sempre relativi, anche nell’apprendimento delle lingue straniere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima mio caro diario.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 162</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-162/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 19:48:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, mi capita spesso di paragonarmi agli altri. Mentirei se dicessi che non lo faccio, che non guardo per esempio quello che fanno le mie colleghe e i miei colleghi online, i loro corsi, i loro contenuti e i loro numeri su Instagram, su YouTube eccetera eccetera. Non credo sia possibile entrare in una [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">mi capita spesso di paragonarmi agli altri. Mentirei se dicessi che non lo faccio, che non guardo per esempio quello che fanno le mie colleghe e i miei colleghi online, i loro corsi, i loro contenuti e i loro numeri su Instagram, su YouTube eccetera eccetera. Non credo sia possibile entrare in una condizione in cui non ci si paragoni mai agli altri. Siamo animali sociali noi esseri umani e il confronto con gli altri fa parte di noi, fa parte della nostra umanità, e del confronto con gli altri non possiamo fare a meno, è secondo me inevitabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partendo da questo presupposto vorrei oggi riflettere sulla gestione positiva e salutare del confronto con gli altri. Non me la sento di dire ai miei studenti e alle mie studentesse di non guardare quello che fanno gli altri, di non paragonare il loro livello di italiano al livello di italiano degli altri, non dico che ciò è impossibile ma dico che è molto difficile non farlo. Quello che mi sento di suggerire invece è un approccio diverso al confronto con gli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono secondo me due modi di gestire il confronto con gli altri: il primo è un modo assolutamente negativo che porta da un lato alla perdita di sicurezza in sé stessi, dall’altro invece ad avere un atteggiamento cattivo nei confronti di chi è migliore di noi. Si tende ad insultare, si tende a denigrare, si tende a disprezzare ciò che si percepisce migliore, soprattutto perché ci si sente inferiori rispetto a quello che si sta denigrando, disprezzando e insultando. Questo è un atteggiamento sbagliatissimo, così come è sbagliato mollare, rinunciare perché ci accorgiamo che esistono persone più brave di noi in ciò che stiamo facendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un atteggiamento positivo, invece, che io ho sperimentato anche su me stessa, è quello dell’azione. Quando, guardando i contenuti dei miei colleghi, i loro numeri, le loro performance sui social, mi sento inferiore, passo all’azione. Scrivo innanzitutto una lista di motivi per cui mi sto sentendo inferiore a loro, dopo aver scritto questa lista scrivo le azioni che potrei compiere per sentire meno questa inferiorità, questa distanza tra me e loro. La persona che ho di fronte è migliore di me, mi rendo conto che sta facendo cose migliori di me, allora cosa potrei fare, quali azioni, anche micro azioni, piccole azioni, quali azioni potrei compiere per colmare questa differenza tra noi e per sentirmi allo stesso livello di questa persona? Faccio una lista delle azioni e poi, cosa molto importante, le metto in pratica, le trasformo in azioni reali, concrete, dunque non rimangono azioni solo scritte. Dopo aver fatto ciò molto spesso mi ritrovo allo stesso livello della persona con cui mi sono paragonata all’inizio, e quindi mi sento meno insicura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paragonarci agli altri è normale, è umano, bisogna utilizzare il paragone e trasformarlo in qualcosa di positivo sempre, così come anche la competizione, la competizione senza regole, la competizione cattiva, la competizione sfrenata non è mai positiva, ma la competizione sana per quanto mi riguarda è una cosa positiva, e per sana intendo che non attacco la persona che considero migliore di me, non la denigro, non la umilio, non la disprezzo, ma cerco di prenderla come esempio e cerco di trasformare questo esempio in azioni concrete che possano migliorare me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, se i miei studenti mi stessero ascoltando in questo momento io darei loro esattamente questo consiglio: quando vi trovate davanti a persone che percepite migliori di voi per quanto riguarda la lingua italiana, parlate con queste persone, fate loro delle domande: come studi l’italiano? Qual è la tua routine di studio? Cosa fai per parlare così bene o per scrivere così bene? Condividi con me le tue tecniche!&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver fatto questo bisogna mettere in pratica questi consigli, il confronto, la competizione possono essere salutari nel momento in cui ci aiutano a migliorarci e non quando si trasformano in frustrazione, in rabbia che sfoghiamo nei confronti di chi non ha nessuna colpa se non quella di essere più bravo o più brava di noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie caro diario per avermi ascoltata anche questa settimana, ci sentiamo la prossima.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 161</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-161/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 19:46:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, io sono molto fortunata a lavorare con i miei studenti e le mie studentesse: sono gentili, rispettosi e educati nei miei confronti come persona ma soprattutto nei confronti del mio lavoro. Dico di essere fortunata perché non sempre è così e confrontandomi con altre colleghe e altri colleghi posso dire con certezza di [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">io sono molto fortunata a lavorare con i miei studenti e le mie studentesse: sono gentili, rispettosi e educati nei miei confronti come persona ma soprattutto nei confronti del mio lavoro. Dico di essere fortunata perché non sempre è così e confrontandomi con altre colleghe e altri colleghi posso dire con certezza di essere fortunata. Nonostante ciò, anche io ho avuto delle esperienze negative, da quando ho iniziato ad ora ho avuto più di 500 studenti e studentesse da tutte le parti del mondo, dunque ovviamente anche a me sono capitati episodi sgradevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Recentemente è successa una cosa che mi ha fatto molto riflettere. Ho iniziato un percorso di preparazione CILS con uno studente che doveva preparare il B2, e per questo livello bisogna esercitarsi, per la prova orale, nella descrizione delle immagini. Facciamo la lezione conoscitiva e va tutto bene, ci incontriamo per la prima lezione e iniziamo: gli spiego le modalità dell’esame e il tipo di esercizi che faremo insieme per allenarci. Partiamo, primo esercizio, descrizione delle immagini: inizia a descrivere l’immagine, poi mi dice “questo esercizio è noioso”, io rispondo “eh sì lo è, forza, è noioso ma necessario, vedrai”, continua, poi mi dice “okay non mi serve” e chiude la chiamata lasciandomi lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mettendo da parte i modi maleducati su cui non mi soffermerò, perché ci sono modi e modi per interagire con le persone e per esprimere i nostri bisogni, mettendo da parte la maleducazione vorrei soffermarmi su una cosa: ma come si fa a dire che una cosa non serve dopo i primi 15 minuti di lezione? Come è possibile giudicare utile o non utile un esercizio che si è fatto per soli cinque minuti? Non è possibile. Per giudicare l’utilità o meno di un esercizio bisogna farlo per almeno dieci volte, bisogna esercitarsi per almeno un mese, 6 settimane, e poi dopo questo tempo si può esprimere un giudizio. Cinque minuti non sono sufficienti. Bisogna fidarsi della propria insegnante e del processo, bisogna avere pazienza e far passare del tempo. Se i miei studenti mi stessero ascoltando, direi loro di non giudicare gli esercizi troppo in fretta, di aspettare almeno sei settimane prima di dire se un percorso di studio è utile o meno. E per sei settimane intendo sei settimane di lavoro costante, e non di lavoro incostante. Senza fiducia nell’insegnante, senza pazienza e senza costanza non c’è progresso.&nbsp; Lo dice anche il detto “mai giudicare un libro dalla copertina”: leggine almeno 50 pagine e poi capirai se fa per te o no.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima caro diario e…evviva la gentilezza!</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 160</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-160/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2024 14:07:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro diario, che spossatezza, che mal di testa, come sono pesanti i miei occhi. La primavera è qui e, come ogni anno, il mio corpo la sente e rallenta, la mia capacità di concentrarmi diminuisce, le mie energie diminuiscono, la mia creatività entra in letargo per un po’, la parte introversa del mio carattere prende [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">che spossatezza, che mal di testa, come sono pesanti i miei occhi. La primavera è qui e, come ogni anno, il mio corpo la sente e rallenta, la mia capacità di concentrarmi diminuisce, le mie energie diminuiscono, la mia creatività entra in letargo per un po’, la parte introversa del mio carattere prende il sopravvento ed inizio a passare tanto tempo da sola e in silenzio: passeggiate all’alba quando non c’è nessuno in giro, giri in bici dopo cena, la sera, sul tardi, quando il traffico diminuisce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ormai ho imparato ad ascoltare il mio corpo e a riconoscere le sue varie fasi, ad ascoltarle, ad assecondarle e a impostare il mio lavoro in base ad esse: non è sempre facile gestire i cambiamenti del corpo e della mente ma cerco di essere quanto più attenta possibile, cerco di ascoltarmi quanto più possibile per capire perché in quel determinato momento non mi va di fare una certa cosa o non riesco a fare una certa cosa. Ci sono dei giorni in cui, ad esempio, non riesco a stare dietro alla telecamera per registrare i video, non ci riesco per niente, non riesco a parlare, non riesco a spiegare, mi blocco, insomma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ho iniziato il mio percorso di content creator questi momenti mi facevano demoralizzare tantissimo perché credevo di non essere brava abbastanza per poterlo fare, “se non mi riesce è perché non sono capace” pensavo. Con il passare del tempo ovviamente mi sono ricreduta, e mi sono invece accorta che si tratta di fasi, di periodi mensili e annuali. Ci sono momenti durante il mese in cui non riesco a lavorare bene, altri invece in cui sono al massimo delle mie energie e potenzialità e queste fasi sono ovviamente legate al mio corpo e al suo benessere oltre che alla quantità di impegni e scadenze lavorative. Se prima mi demoralizzavo e pensavo di mollare tutto, adesso mi ascolto e cerco di capire qual è il problema: se un giorno non riesco non è perché sono incapace, ma perché o sono in una fase in cui le energie diminuiscono o la parte introversa del mio carattere viene a galla e mi fa desiderare la solitudine, l’introspezione, il silenzio. Proprio in questi momenti non riesco a registrare video.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Osservando i dati del mio canale YouTube, osservando i miei studenti, mi accorgo che ci sono periodi in cui si studia di più e altri in cui si studia di meno: aprile, agosto e dicembre sono i mesi di maggiore silenzio e di minore studio, sono i mesi in cui si è più stanchi e meno motivati, sono i mesi in cui si preferisce rallentare. Con questa pagina di diario, insomma, vorrei dire che è normale che lo studio proceda per fasi, è normale che ci siano periodi intensi e produttivi e periodi morti, senza risultati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se i miei studenti mi stessero ascoltando direi loro di iniziare ad ascoltarsi, di guardare al passato e di cercare di capire quali sono i momenti in cui studiano meglio e quelli in cui studiano peggio, i momenti del giorno, i momenti della settimana, del mese e dell’anno. Procedere a fasi è normalissimo e naturalissimo, dunque non bisogna pretendere sempre il massimo da sé stessi perché è fisicamente impossibile ottenerlo sempre. Lo studio procede per alti e bassi, per salite e discese, per risultati e immobilità: non mollate solo perché in un periodo non riuscite a studiare, riposatevi, fate delle belle passeggiate all’alba e poi ricominciate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bene caro diario, anche oggi ho concluso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sentiamo alla prossima!</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 159</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2024 17:12:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I pensieri danno forma alla realtà, le parole che usiamo danno forma alla realtà, il modo in cui vediamo e percepiamo la realtà dipende dall’atteggiamento che abbiamo nei suoi confronti, da come la pensiamo, da come ne parliamo. Per questo caro diario quest’anno ho deciso che io avrò vent’anni e non 30. Mi sono accorta [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">I pensieri danno forma alla realtà, le parole che usiamo danno forma alla realtà, il modo in cui vediamo e percepiamo la realtà dipende dall’atteggiamento che abbiamo nei suoi confronti, da come la pensiamo, da come ne parliamo. Per questo caro diario quest’anno ho deciso che io avrò vent’anni e non 30. Mi sono accorta che crescendo il mio modo di pensare la realtà sta cambiando e se per molte cose va bene, anzi, benissimo, per altre non mi piace, ed è proprio per queste cose che non mi piacciono che il giorno del mio compleanno ho chiamato la Simona di 20 anni e ho fatto una bella chiacchierata con lei, e con questa chiacchierata mi sono ricordata alcune promesse che mi ero fatta. Per questo, quest’anno avrò 20 anni, e non è uno scherzo, non è una battuta, ci credo davvero a questa cosa, e credendoci cambierò la mia percezione di alcune cose, cambierò il filtro con cui guarderò alcune cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono sicura che funzionerà? Sì, funzionerà caro diario, per me funzionerà, e funzionerà perché credo fermamente che le cose siano come noi vogliamo che siano. Guardiamo la realtà attraverso filtri precisi, e questi filtri, come nelle stories su Instagram, si possono cambiare: anche quelli che ereditiamo dalla nostra cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chissà quali sono i filtri dei miei studenti e delle mie studentesse in merito allo studio della lingua italiana!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se mi stessero ascoltando chiederei loro di scrivere su un quaderno tutto ciò che pensano dello studio dell’italiano, e qualora in questa lista ci fossero pensieri troppo negativi, direi loro di modificarli immediatamente perché positivo porta positivo, negativo porta negativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se io posso compiere vent’anni, perché loro non possono cambiare i loro pensieri in merito allo studio?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le parole sono magiche, hanno il potere di cambiare la realtà. Una parola gentile può cambiare la giornata a qualcuno, un pensiero positivo può decisamente cambiare il risultato delle nostre azioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, in questo mese di primavera, iniziamo con pensieri positivi sullo studio e archiviamo per un po’ quelli negativi: tentar non nuoce, non abbiamo nulla da perdere, mal che vada saremo più felici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima caro diario!</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 157</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2024 14:52:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trascrizione Caro diario, ci siamo, è arrivata la settimana di Pasqua e finalmente prenderò qualche giorno di riposo per dedicarmi a dormire innanzitutto, mangiare cose buone e tanta cioccolata dell’uovo di Pasqua, godermi questo inizio di Primavera, leggere, stare con la mia famiglia e soprattutto con la mia nipotina, perché il 27 marzo è nata [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-157/">Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 157</a> proviene da <a href="https://lernilango.com">Lingua italiana insieme</a>.</p>
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<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://lernilango.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/03/diario157.mp3"></audio></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Trascrizione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">ci siamo, è arrivata la settimana di Pasqua e finalmente prenderò qualche giorno di riposo per dedicarmi a dormire innanzitutto, mangiare cose buone e tanta cioccolata dell’uovo di Pasqua, godermi questo inizio di Primavera, leggere, stare con la mia famiglia e soprattutto con la mia nipotina, perché il 27 marzo è nata la mia piccola Aurora che non vedo l’ora di conoscere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di andare in vacanza per quattro giorni e poi ricominciare, questa settimana voglio prendermi qualche minuto per parlare di una cosa. In questo mese di marzo ho parlato di ciò che bisogna fare per raggiungere un livello avanzato, ho parlato di impegno, ho parlato di sforzo, ho parlato di fatica, ho parlato di ripetizione, ho parlato di costanza, insomma tutte parole che potrebbero essere viste in modo negativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non vorrei caro diario che i miei studenti e le mie studentesse pensassero che l’apprendimento della lingua italiana sia come un’accademia militare o un campo di addestramento, non vorrei che arrivasse loro l’idea sbagliata rispetto a tutto quello che ho detto finora, e penso che sia importante dire che quando io parlo del fatto che serva impegno, del fatto che bisogna stancarsi, che bisogna sforzarsi, che bisogna essere costanti, non intendo ovviamente che bisogna esserlo sempre e che dunque l’apprendimento della lingua italiana deve diventare una tortura, una cosa che ci dà ansia, una cosa che riguarda solo la performance e la prestazione, non vorrei assolutamente che arrivasse questo messaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto ciò che ho detto questo mese di marzo sull’apprendimento della lingua italiana per raggiungere un livello avanzato riguarda non tutto il tempo di studio ma una parte di esso, una componente importante di esso, ciò che ho detto, ripeto, non significa che ogni giorno lo studente deve sudare, deve faticare per poter imparare l’italiano, stancarsi, no assolutamente, non parlo di questo, ma dico semplicemente che a momenti di gioia, di divertimento, di piacere, dunque momenti leggeri di studio della lingua, ogni tanto bisogna a tutto ciò bisogna affiancare un lavoro più intenso, un lavoro più attivo, un lavoro più difficile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non voglio assolutamente che passi l’idea che lo studio della lingua italiana debba essere una cosa stressante, no assolutamente, no, è importante lo sforzo come è importante rilassarsi, è importante la fatica come è importante il divertimento, è importante ascoltare per ascoltare, leggere per leggere così come è importante ascoltare attivamente e leggere attivamente<sub>,</sub> con più sforzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il troppo non va bene in niente, e anche per quanto riguarda lo studio della lingua italiana, quindi caro diario se miei studenti e le mie studentesse mi stessero ascoltando in questo momento direi loro che la scelta più giusta è sempre nel mezzo, è sempre nell’equilibrio anche per quanto riguarda l’apprendimento della lingua italiana: troppo o troppo poco non vanno mai bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario ti saluto e mi preparo per le mie vacanze di Pasqua, ci sentiamo alla prossima!<strong></strong></p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 156</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-156/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 15:05:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trascrizione Caro diario, rullo di tamburi, è ufficiale: sono una somministratrice di esami CILS, ho superato l’esame, sono felicissima, dunque dall’11 aprile 2024 sarò un’esaminatrice agli esami CILS presso NaCLIPS, una scuola di lingua italiana per stranieri a Napoli. Non vedo l’ora di conoscere nuovi studenti e nuove studentesse da tutte le parti del mondo, [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Trascrizione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">rullo di tamburi, è ufficiale: sono una somministratrice di esami CILS, ho superato l’esame, sono felicissima, dunque dall’11 aprile 2024 sarò un’esaminatrice agli esami CILS presso NaCLIPS, una scuola di lingua italiana per stranieri a Napoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non vedo l’ora di conoscere nuovi studenti e nuove studentesse da tutte le parti del mondo, tutte le parti del mondo, sono felicissima per l’inizio di questa nuova avventura per me!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Detto ciò, caro diario, questa settimana ho pubblicato un video su YouTube in cui parlo di sforzo, di fatica, e dell’importanza dello sforzo e della fatica per raggiungere certi obiettivi, per migliorare, per raggiungere un livello avanzato di lingua italiana. Ho iniziato il video raccontando la mia esperienza passata, molto, molto, molto passata come atleta a livello agonistico di ginnastica artistica, sì, ho fatto sport a livello agonistico, sono stata una ginnasta per circa sette anni, ero molto piccola. Ma, ma, ma, non ho raccontato questa esperienza solo per parlare di me, ogni volta che parlo della mia vita lo faccio con l’obiettivo di ricavare una riflessione, e ho raccontato il mio passato da atleta proprio per riflettere sul concetto dello sforzo, della fatica, e ho detto che oggi capisco il motivo per cui il mio allenatore, il temutissimo, terribilissimo maestro Nicola, che ancora sogno oggi soprattutto nei periodi in cui sono molto stressata, capisco oggi il motivo per cui lui alzava sempre durante gli allenamenti il livello di difficoltà, lo alzava perché voleva portarci fuori dalla nostra zona di comfort, perché voleva che raggiungessimo certi obiettivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui però vorrei aggiungere una piccola riflessione, e la riflessione riguarda questa domanda: come spiegare il fatto che nonostante gli sforzi, nonostante la fatica a volte non si riesca a migliorare in qualcosa? Mi impegno, mi sforzo, sento una grandissima fatica, dedico a questa cosa una grande quantità del mio tempo, e allora perché nonostante ciò non riesco ancora a migliorare?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è una domanda che mi viene fatta spesso, è una domanda verso la quale mi sento sempre in grande difficoltà, perché la risposta potrebbe essere forse non sei bravo abbastanza, non sei brava abbastanza in questa cosa, a volte dobbiamo anche fare i conti con i nostri limiti, perché non possiamo fare tutto, io ad esempio ho iniziato a suonare la chitarra tanti anni fa ma poi ho smesso perché mi sono accorta dei miei limiti, ho dei limiti nella musica, non sono abbastanza brava, ma a volte non è neanche questo secondo me, certo potrebbe essere legato alle nostre capacità sicuramente, ma molto di più è secondo me legato al fatto che non ci importa abbastanza di questa cosa, non teniamo abbastanza a questa cosa, e dico questo perché per quanto riguarda lo sport per me è stato così, io nonostante la grande fatica, il grande impegno, non riuscivo a migliorare, principalmente perché non ci tenevo abbastanza, non volevo dedicare la mia vita allo sport, non volevo dedicare il mio tempo libero alla fatica degli allenamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi caro diario, questa è la riflessione che faccio questa settimana: se non miglioriamo dobbiamo ad un certo punto essere oneste con noi stesse, perché forse in questa specifica cosa non siamo abbastanza bravi e dunque dobbiamo accettare i nostri limiti e accettare il fatto che non raggiungeremo mai certi livelli, oppure dobbiamo dirci che molto probabilmente alla cosa che stiamo facendo non teniamo abbastanza, non ce ne importa tanto di questa cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se i miei studenti e le mie studentesse mi stessero ascoltando in questo momento io chiederei loro: perché non migliori in italiano? Non migliori perché non ti impegni abbastanza e non ti sforzi abbastanza, oppure non migliori perché forse non ci tieni così tanto a questa cosa?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Onestà con sé stessi, parola chiave per tutto mio caro diario, e anche per l’apprendimento della lingua italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi ci sentiamo la prossima settimana!</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 155</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-155/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2024 16:36:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trascrizione Caro diario, lo scorso fine settimana sono stata a Siena, la città in cui ho studiato all’università, per la triennale, sono stata a Siena per fare un corso di formazione per, attenzione attenzione, diventare somministratrice di esami CILS. Dunque, se ho passato l’esame, perché non è detto che io abbia passato l’esame, non è [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Trascrizione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">lo scorso fine settimana sono stata a Siena, la città in cui ho studiato all’università, per la triennale, sono stata a Siena per fare un corso di formazione per, attenzione attenzione, diventare somministratrice di esami CILS. Dunque, se ho passato l’esame, perché non è detto che io abbia passato l’esame, non è sicura questa cosa, ma se ho passato l’esame a partire da aprile 2024 sarò ufficialmente una esaminatrice agli esami CILS e lavorerò presso una scuola di lingua italiana per stranieri a Napoli. Sono molto contenta di questa cosa, amo i giorni degli esami CILS, si crea sempre un’energia bellissima, studenti e studentesse di culture diverse, impegno, sforzo, ansia, ma poi anche tanta felicità quando si finisce l’esame.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunque, non è di questo che voglio parlarti questa settimana caro diario, ma voglio parlarti di una riflessione fatta quando sono ritornata in pellegrinaggio, davvero in pellegrinaggio, nella mia biblioteca del cuore, la biblioteca di Fieravecchia a Siena. Sono scesa nel sotterraneo della biblioteca dove andavo a studiare, nella sezione dedicata alla letteratura inglese, e mi sono seduta al mio tavolo da lavoro, sempre uguale, sempre lo stesso, stessa sedia, stessa posizione, non è cambiato niente, neanche il silenzio meraviglioso che c’è in questo spazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono tornata nella biblioteca e in un attimo, davvero in un secondo sono tornata indietro nel tempo: è incredibile, mi stupisce sempre il potere che i luoghi hanno di farti viaggiare nel tempo, ed ero lì, ero lì, sono tornata agli anni dell’università, sentivo tutto, sentivo esattamente ciò che sentivo in quegli anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa settimana nel video di YouTube ho parlato di tempo di apprendimento, e in questo video ho cercato di rispondere a una domanda che mi viene spesso fatta, e cioè in quanto tempo si raggiunge un livello avanzato di lingua italiana. Come ho detto nel video, alla fine la risposta è: dipende. Il percorso non è uguale per tutti, comunque, nonostante ciò, secondo me ci vogliono tempi lunghi per apprendere e questi tempi lunghi funzionano, quindi portano dei risultati, se lo studente si fida del processo e arriviamo qui al quarto punto, perché ho detto nel video che avrei parlato del quarto punto nella mia pagina di diario. Arriviamo al quarto punto e diciamo che il percorso non è uguale per tutti, dipende, comunque ci vogliono tempi lunghi, i tempi lunghi funzionano se 1. lo studente si fida del processo e se 2. prova gioia, se si sente felice mentre studia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Appena sono entrata nella mia biblioteca mi è venuto da piangere, e un po’ ho pianto onestamente perché davvero caro diario la felicità totale che io sentivo durante gli anni dell’università, in cui potevo dedicarmi dalla mattina alla sera allo studio di ciò che amo, quella felicità la sento adesso certo, perché ancora riesco a trovare dei momenti nella mia settimana per studiare, ma la felicità totale che avevo allora, che sentivo allora, difficilmente la recupererò, perché non ho abbastanza tempo per farlo, ma questo voglio dirti caro diario, la gioia che sentivo partecipando alle lezioni, studiando i manuali, leggendo i libri di letteratura, approfondendo le tematiche che amo, quella gioia è incomparabile, cioè non la posso paragonare a nient’altro. Riflettevo giù nella biblioteca innanzitutto su quanto potente è stata per me questa gioia, perché ancora dopo 10 anni, perché sono passati 10 anni dall’università, ancora, appena ho messo piede nella biblioteca, l’ho sentita, non è mai andata via, è sempre stata con me. Inoltre, ho riflettuto anche su quanto il successo del mio percorso universitario, e per successo non intendo voti altissimi, intendo proprio il fatto di riuscire a studiare, di riuscire a dare gli esami, perché non è scontato che si riesca a studiare all’università e che si riesca a dare gli esami, non è scontata questa cosa, io per successo intendo quello, cioè la capacità di essere arrivata fino alla fine, io sono convinta che il mio successo universitario sia legato proprio a questa gioia, perché senza gioia di apprendimento, senza gioia di fare quello che stiamo facendo è difficilissimo raggiungere dei risultati, raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissi, certo qui parliamo di apprendimento linguistico ma questa cosa riguarda qualsiasi cosa vogliamo fare nella vita, se non c’è gioia, se non c’è piacere, se non c’è felicità vera è inutile secondo me, bisogna cambiare strada, perché quella non è la strada giusta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi caro diario, ripeto: in quanto tempo si raggiunge un livello avanzato di lingua italiana? Dipende da tanti fattori, nonostante ciò, però, per raggiungere un livello avanzato ci vogliono tempi lunghi, i tempi lunghi funzionano, mostrano dei risultati se lo studente si fida del processo ma soprattutto, punto fondamentale, se lo studente prova gioia, se gli piace ciò che sta facendo, senza quest’ultima componente i primi tre punti non hanno senso, quindi caro diario se i miei studenti mi stessero ascoltando io gli direi che per raggiungere un determinato obiettivo nello studio della lingua italiana devono provare gioia, felicità, amore vero, profondo per quello che stanno facendo, appena si siedono e iniziano a lavorare devono proprio sentire dentro di sé gioia, se non c’è dovrebbero farsi qualche domanda, forse non stanno facendo la cosa che li rende felici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più gioia c’è più accelerano i tempi di apprendimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima caro diario con altre riflessioni su questo bellissimo processo di studio della lingua italiana.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 154</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-154/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 21:38:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trascrizione Caro diario, se metti troppa acqua in un vaso l’acqua straborda, se dai troppa acqua ad una pianta la pianta muore, quando piove tanto i fiumi esondano, se mangi troppo ti senti scoppiare, se metti troppa aria in un palloncino il palloncino esploderà: che cosa si capisce da questi esempi? Si capisce che l’esagerazione [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Trascrizione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">se metti troppa acqua in un vaso l’acqua straborda, se dai troppa acqua ad una pianta la pianta muore, quando piove tanto i fiumi esondano, se mangi troppo ti senti scoppiare, se metti troppa aria in un palloncino il palloncino esploderà: che cosa si capisce da questi esempi? Si capisce che l’esagerazione non va mai bene, non porta a niente di positivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa settimana caro diario voglio parlarti proprio di questa cosa, e cioè dell’esagerazione, del fare troppo, del lavorare troppo. Il mese di febbraio per me è stato molto intenso dal punto di vista lavorativo, ho lavorato tanto perché la scorsa settimana ho lanciato il mio intero corso di grammatica avanzata online. Sono molto contenta, il lancio è andato bene, tanti nuovi studenti e nuove studentesse hanno deciso di iniziare con me questo viaggio di studio nel mondo della grammatica avanzata, quindi sono molto contenta perché il mio lavoro ha avuto dei risultati e questa è una soddisfazione grandissima, vedere i risultati dopo che abbiamo lavorato tanto duramente e per tanto tempo è una sensazione bellissima. Per questo motivo, proprio perché a febbraio ho lavorato tanto, questo mese rallenterò, continuerò a lavorare certo ma rallenterò, e durante la giornata prenderò più tempo per me, per fare sport ad esempio, per incontrare i miei amici, per fare dei viaggetti, infatti questo fine settimana farò un piccolo viaggio di due giorni, ma ti racconterò questa cosa la prossima settimana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rallentare, caro diario, questa è una cosa che soprattutto oggigiorno in cui la nostra vita è estremamente frenetica, perché tutti e tutte andiamo sempre di corsa, abbiamo sempre 300.000 cose da fare, rallentare è vitale. Si pensa erroneamente, soprattutto per quanto riguarda lo studio, che più facciamo più otterremo dei risultati, questa cosa non riguarda solo lo studio, riguarda tante altre cose, ma quello su cui adesso qui voglio riflettere è legato allo studio, si pensa, dicevo, che più si studia più si migliora più si ottengono dei risultati. Questa cosa è parzialmente vera. È vero che la costanza è importante, è vero che l’impegno è importante, lo sforzo nello studio è importante, ma una cosa altrettanto importante è fermarsi per riprendere fiato. Se andiamo sott’acqua non possiamo rimanere lì per tutto il tempo, ad un certo punto abbiamo bisogno di riemergere per riprendere fiato, perché abbiamo sprecato il fiato rimanendo sott’acqua. Quindi, riprendere fiato significa proprio questo, significa riemergere dall’acqua e respirare per recuperare tutto il fiato perso. In generale l’espressione riprendere fiato può significare anche fermarsi per riposarsi, e ognuno di noi ha modi diversi per riposarsi, c’è chi si riposa facendo tanto sport, c’è chi si riposa guardando un film, c’è chi si riposa dormendo tantissimo, insomma i modi per riposarsi e recuperare le energie sono diversi in base alla persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche nello studio dunque, bisogna riemergere per riprendere fiato, e ognuno ha il suo metodo per farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io, per esempio, all’università con il tempo ho appreso un metodo che per me funzionava. Ricordo che il primo anno dopo l’esame di letteratura italiana, un esame di 12 crediti per cui ho studiato l’intera letteratura italiana dalle origini al Novecento, con testi di approfondimento, analisi di testi letterari, insomma un esame infinito, dopo quell’esame ero così stanca che ho smesso di studiare per un mese intero. Quando poi dopo un mese ho ricominciato, ripartire è stato estremamente difficile, ed infatti non sono riuscita a studiare per l’esame successivo. Da lì ho imparato che dopo un esame dovevo prendermi qualche giorno di pausa totale, ma poi dovevo ricominciare a studiare ma con un ritmo più lento per almeno due o tre settimane, dopo due o tre settimane di ritmo più lento poi potevo (e dovevo) ricominciare con lo studio intensivo per l’esame successivo. Ho imparato insomma che fermarsi completamente è sbagliatissimo, è importante rallentare, quindi studiare di meno, con minore intensità, con minore impegno, ma comunque studiare e mantenere la mente allenata allo studio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro errore grandissimo che ho fatto, una volta, è stato quello di non rallentare affatto. In magistrale, ricordo di aver preparato cinque esami tutti insieme, esami molto complicati, senza prendermi un giorno di pausa, senza uscire, senza vedere i miei amici, sono stata per circa tre mesi completamente chiusa nella mia stanza o in biblioteca a studiare, e il risultato è stato che sono arrivata in uno stato di stress altissimo che non mi ha consentito di fare tutti gli esami: su cinque esami che avevo preparato sono riuscita a darne solo due perché dopo aver fatto i primi due ero così stanca che non riuscivo a ricordare niente. Quindi, quali lezioni ho imparato all’università, caro diario, di cui voglio parlarti oggi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho imparato che, uno, dopo un periodo di studio intenso è importante rallentare per un po’ e poi ricominciare; due, è sbagliatissimo non rallentare mai perché, proprio come nei palloncini, se nella mente metti troppe cose la mente prima o poi esplode; tre, è anche sbagliatissimo fermarsi completamente dopo un periodo di studio intenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi caro diario, se i miei studenti in questo momento mi stessero ascoltando direi loro di riflettere attentamente sulla mia esperienza all’università e magari di applicare quello che ho imparato all’università allo studio della lingua italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come si dice, il giusto sta nel mezzo, cioè nella moderazione, la moderazione è sempre, caro diario, la scelta migliore.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 153</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-153/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 17:48:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trascrizione Caro diario, sei settimane, sono passate sei settimane dall’inizio del percorso di scrittura e parlato a partire dalla lettura di un romanzo che ho iniziato con alcuni studenti sei settimane fa. Il lunedì, come ogni giorno, ho iniziato a correggere gli esercizi della settimana sei. Ho letto il primo testo e ho pensato “accidenti, [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Trascrizione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">sei settimane, sono passate sei settimane dall’inizio del percorso di scrittura e</p>



<p class="wp-block-paragraph">parlato a partire dalla lettura di un romanzo che ho iniziato con alcuni studenti sei settimane fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lunedì, come ogni giorno, ho iniziato a correggere gli esercizi della settimana sei. Ho letto il primo testo e ho pensato “accidenti, wow, che testo, che brava, che linguaggio utilizzato, che struttura logica, che strutture grammaticali, incredibile”; ho letto il secondo testo e ho pensato esattamente la stessa cosa; ho letto il terzo testo e ho pensato esattamente la stessa cosa; ho letto il quarto testo e ho pensato esattamente la stessa cosa. Allora mi sono detta, “ma è una coincidenza? Come è possibile che tutti, arrivati alla settimana sei, abbiano scritto dei testi così buoni?”. La causa è qualche strana coincidenza astrale, la luna è in una posizione particolare che rende gli studenti di lingua italiana più bravi e più brave? C’è qualche forza misteriosa che non riesco a vedere e che sta agendo? Mi ha sorpresa vedere dei risultati così incredibili in persone che non si parlano, che non interagiscono tra di loro ma che lavorano completamente a distanza. Ci ho pensato per un po’, e alla fine sono arrivata alla conclusione che no, non è una coincidenza, le stelle e la luna non c’entrano niente, quello che è successo è che questi studenti lavorano con costanza da sei settimane: hanno studiato la grammatica, hanno fatto sempre, ogni settimana, tutti gli esercizi assegnati, hanno ascoltato il mio audio commento, hanno letto le pagine del libro, hanno letto il materiale di approfondimento, hanno scritto e hanno registrato un audio, senza sosta per sei settimane, quindi caro diario, no, questa non è una coincidenza, tutto il lavoro che hanno fatto con grande bravura e grande impegno ha portato a un risultato e io mi chiedo se loro si siano accorti di questa cosa, perché io non credo che se ne siano accorti. Sai, è sempre difficile vedere i miglioramenti su sé stessi, tendiamo sempre a criticarci e a trovare i difetti dentro di noi piuttosto che vedere le cose che stanno migliorando, le cose che stanno crescendo, le cose positive che stiamo facendo, quindi caro diario no, non è una coincidenza, ma questa è la dimostrazione di ciò a cui porta il duro lavoro, ma soprattutto il lavoro ininterrotto e l’immersione totale nella lingua, perché questi studenti per sei settimane hanno letto un libro di letteratura difficile, e molto probabilmente non hanno capito tutto quello che leggevano, ma lo hanno fatto comunque, hanno fatto tutti gli esercizi, hanno fatto tutta la grammatica assegnata e hanno scritto e registrato degli audio incredibili, quindi sono contenta di vedere questo risultato, sono contenta perché accidenti è vero che il duro lavoro paga, che lavorare ad un certo punto porta dei risultati e che l’unica cosa da fare per raggiungere un obiettivo è mantenersi in movimento, continuare, continuare, e ad un certo punto, alla sesta settimana a quanto pare, la sesta settimana sembra essere il momento di emersione dei risultati dello studio linguistico, ad un certo punto i risultati arrivano. Una di questi studenti ovviamente mi ha detto “vorrei poter parlare come sto scrivendo”, e sì, certo, parlare è molto più complesso, esprimersi è molto più complesso, sicuramente richiede un percorso di studio diverso, ma caro diario voglio condividere con te questa cosa oggi e cioè i risultati incredibili raggiunti da questi quattro studenti, sono così felice, sono così fiera di loro perché se lo sono meritato, perché hanno lavorato tanto e questa è la prova tangibile, evidente di ciò che porta il duro lavoro: continuare, sforzarsi, lavorare, non fermarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come dico sempre, è sempre meglio fare un lavoro, un esercizio, è sempre meglio farlo male, non in modo perfetto, non in modo preciso, ma farlo, questa è l’unica cosa importante: perseveranza, parola chiave. La perseveranza porta dei risultati, quindi caro diario condivido con te questa grande gioia che sento dal giorno in cui ho corretto questi testi e faccio grandi complimenti ai quattro studenti del percorso di scrittura e parlato che hanno lavorato ogni settimana. Bravissimi, spero che la loro storia possa essere di incoraggiamento e di esempio per tanti altri studenti e studentesse: scrivere è faticoso sì, parlare è faticoso, registrare un audio con la propria voce è faticoso, la grammatica è faticosa, tutto è faticoso certo, non sto dicendo il contrario, non oserei mai dire il contrario perché non è vero, soprattutto se facciamo queste attività in una lingua straniera, però non fate vincere la paura, il perfezionismo e la pigrizia, fatelo lo stesso, anche se non saranno perfetti fate gli esercizi, lavorate, perché ad un certo punto tutte queste cose portano a dei risultati. Fare, continuare a fare anche se non è preciso, anche se abbiamo paura, anche se non ci sentiamo pronti e pronte al 100%, fare ogni giorno sempre qualcosa: arriverà il momento in cui nascerà dal vostro lavoro un bellissimo fiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario, quanto vorrei che i miei studenti e le mie studentesse mi ascoltassero in questo momento, perché se mi stessero ascoltando direi loro di avere fiducia nel processo, di godersi il percorso di apprendimento e di avere fiducia nel processo perché arriverà il momento in cui utilizzeranno la lingua in modo molto fluente, in modo avanzato e mentre lo faranno non si accorgeranno neanche di starlo facendo perché succede così, arriva un momento in cui parli, ti esprimi, te ne accorgi e ti chiedi “wow, ma come ho fatto, come sono arrivata a questo punto?”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie caro diario per il tuo ascolto.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 152</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-152/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2024 17:42:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trascrizione Caro diario, questa settimana sono molto stanca, sento che le mie energie fisiche non sono molto alte, e molto probabilmente mi sto per ammalare, quando mi sento così è perché il mio sistema immunitario sta combattendo contro qualcosa, quindi speriamo che vincerà il mio sistema immunitario e non il virus perché mi sento proprio [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Trascrizione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">questa settimana sono molto stanca, sento che le mie energie fisiche non sono molto alte, e molto probabilmente mi sto per ammalare, quando mi sento così è perché il mio sistema immunitario sta combattendo contro qualcosa, quindi speriamo che vincerà il mio sistema immunitario e non il virus perché mi sento proprio come prima di avere un raffreddore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunque, perché ti parlo di stanchezza? Ti parlo di stanchezza perché questa settimana ho riflettuto, a partire da delle cose successe con due mie studentesse, questa settimana ho riflettuto su quanto lo stato fisico del nostro corpo influenzi la nostra mente, è una cosa ovvia, come si dice, corpo sano in mente sana, i due sono collegati, però anche se è una cosa così ovvia noi molto spesso tendiamo a dimenticarci di quanto corpo e mente siano connessi tra di loro e di quanto il benessere di uno influisca sul benessere dell’altra, il benessere del corpo influisce sul benessere della mente, il benessere della mente influisce sul benessere del corpo. Mi è capitato, questa settimana, che due mie studentesse stessero completamente a pezzi fisicamente ed emotivamente per tante cose, e ovviamente la loro performance in italiano non è stata eccezionale, però nonostante stessero a pezzi entrambe si sono presentate a lezione: ecco, questo mi ha fatto riflettere molto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha fatto riflettere molto perché presentandosi mi hanno mostrato il loro impegno in quello che fanno, ma anche il coraggio di fare qualcosa nonostante non fossero al 100% delle loro condizioni fisiche e mentali, e dico questo perché a causa del perfezionismo che si nasconde in ognuno di noi, tendiamo a non fare le cose perché non abbiamo raggiunto la perfezione, e invece no, non è così. Innanzitutto, cosa significa perfezione? Riflettiamo su questo concetto, esiste la perfezione, e se esiste, chi decide cosa è la perfezione? Secondo, io non credo che arriverà il giorno in cui ci sentiremo perfetti e pronti al 100%, la differenza è farlo comunque, presentarsi e farlo come dimostrazione dell’impegno che mettiamo nella cosa che stiamo facendo, a parte ovviamente se abbiamo 40 di febbre e non possiamo alzarci dal letto, ovviamente ci sono dei limiti, però il concetto è questo: presentarsi, farlo comunque anche se non siamo al massimo delle nostre energie, perché passo dopo passo, volta per volta, se manteniamo la costanza, perché questo è il punto, presentandosi a lezione queste studentesse hanno dimostrato di credere nel potere della costanza, con costanza, giorno dopo giorno, lezione dopo lezione, anche se non si è al 100% delle proprie capacità, con costanza si arriva sempre a qualcosa, quindi anche quando non siamo pronti, come capita a me ad esempio quando registro i video, ci sono dei giorni in cui mettermi davanti alla telecamera e parlare è doloroso mentalmente e fisicamente perché sono stanca, perché magari sono di cattivo umore, perché magari non mi va di parlare, ma lo faccio comunque, lo faccio comunque perché è il mio lavoro innanzitutto e perché credo nel potere della costanza, anche se un giorno non sono al 100%, se continuo a farlo migliorerò sempre di più, a volte basta solo presentarsi e fare il minimo ma farlo, è meglio fare il minimo che non fare niente, quello è sbagliato, a meno che, ripeto, non abbiamo la febbre a 40 e non possiamo muoverci dal letto, ma se non c’è un vero impedimento fisico, presentarsi è già tanto, quindi questo vorrei dire ai miei studenti se mi stessero ascoltando caro diario, vorrei dire loro che quando pensano che si presentano alla lezione e stanno sprecando quella lezione perché non sono al 100% delle loro energie sbagliano, sbagliano a pensare questo perché il solo fatto di essere lì è qualcosa, e nonostante non ci siano tutte le energie qualcosa comunque sta accadendo, qualcosa si sta mettendo in moto, la competenza si sta costruendo, presentarsi non è mai uno spreco di tempo, l’unico spreco è non fare le cose, quello è l’unico spreco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie caro diario per avermi ascoltata, ci sentiamo la prossima settimana.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 151</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-di-uninsegnante-settimana-151/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2024 19:31:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trascrizione Caro diario, che settimana, tante cose da organizzare come sempre e tante cose già successe molto belle tra cui il webinar del primo febbraio: sono davvero contenta di aver visto live più di 30 persone, vederli tutti e tutte davanti a me mi ha fatto sentire più o meno come mi sentivo in classe [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Trascrizione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">che settimana, tante cose da organizzare come sempre e tante cose già successe molto belle tra cui il webinar del primo febbraio: sono davvero contenta di aver visto live più di 30 persone, vederli tutti e tutte davanti a me mi ha fatto sentire più o meno come mi sentivo in classe quando avevo la mia lavagna, la mia scrivania, il mio computer per fare la lezione, e gli studenti erano lì di fronte a me. Dico più o meno perché l’esperienza della classe secondo me non potrà mai essere sostituita da nient’altro, ma comunque è stato bellissimo, per fortuna che ogni tanto organizzo questi webinar con tante persone così posso sentirmi un po’ come se fossi in classe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunque, non è di questo che voglio parlarti questa settimana, questa settimana voglio parlarti di una riflessione che ho fatto sull’errore, o meglio non sull’errore ma su come ci sentiamo quando le persone ci correggono. Quando sbagliamo qualcosa e qualcuno ci corregge molto spesso tendiamo a prendere sul personale questa correzione, prendere sul personale qualcosa significa che sentiamo che questa correzione è stata fatta non a quello che abbiamo sbagliato ma la sentiamo fatta a noi stessi, è un po’ come se sentiamo che la persona che ci corregge ci stia dicendo “tu sei sbagliata, sei una persona sbagliata”, quando in realtà questa persona sta solo correggendo una forma sbagliata del passato prossimo. Soprattutto le personalità un po’ più fragili, permalose, orgogliose potrebbero prendere la correzione sul personale, e lo dico perché è capitato anche a me soprattutto quando ero alle scuole superiori, ricordo che prendevo sul personale ogni correzione della professoressa quando in realtà la professoressa stava correggendo una virgola messa male nel mio testo, un congiuntivo usato nel modo sbagliato, quindi cose che non avevano assolutamente niente a che fare con la persona Simona: correggendo un congiuntivo sbagliato o una virgola messa nel posto sbagliato la professoressa non mi stava dicendo “Simona sei sbagliata, sei una persona sbagliata, non vali niente”, stava semplicemente facendo il suo lavoro. Quindi, riflettevo proprio su questo, riflettevo su quanto sia importante in un percorso di studio che un’insegnante faccia queste premesse. Tutto ciò che l’insegnante corregge, tutti i consigli che l’insegnante dà non hanno niente a che fare con la persona, l’insegnante sta facendo semplicemente il suo lavoro, non corregge perché vuole offendere, non corregge perché vuole ferire, non corregge perché vuole fare del male, non corregge per sentirsi superiore, corregge perché sta facendo il suo lavoro, corregge perché attraverso la correzione si impara, quindi ecco caro diario, questa settimana volevo condividere con te proprio questo pensiero e di nuovo volevo soffermarmi su una cosa che sempre si dà per scontata, anzi che mai si considera, nei corsi di lingua, e cioè la riflessione sul giusto atteggiamento nei confronti dello studio. I corsi ci dicono cosa studiare, quali sono gli argomenti da portare all’esame, la grammatica da studiare, come scrivere un testo, ma mai, mai, mai si parla dell’atteggiamento giusto nei confronti dello studio perché, non mi stancherò mai di ripeterlo, è ciò che fa davvero la differenza, è ciò che determina il successo e l’insuccesso di uno studente di lingua italiana, quindi caro diario se i miei studenti mi stessero ascoltando in questo momento vorrei tanto che iniziassero a riflettere su questo concetto dell’errore e sulla correzione fatta da parte dell’insegnante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un percorso di apprendimento non si corregge mai la persona, la correzione da parte dell’insegnante non ha come obiettivo quello di ferire, di fare del male e di offendere, assolutamente no, l’obiettivo è sempre e solo lo sviluppo della competenza linguistica, il raggiungimento di certi obiettivi, e mi auguro con tutto il cuore che non esistano nel mondo insegnanti che correggono per il gusto di farlo, per il gusto di sentirsi superiori o per il gusto semplicemente di ferire e fare del male.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sbagliare va bene, è umano, non c’è nessuna vergogna nel fare errori: c’è vergogna nell’offendere gli altri, nel fargli del male, c’è vergogna nell’arroganza, ma non nel commettere errori. Per questo io consiglio sempre, a chi studia, di avere un quadernino degli errori, un piccolo quaderno su cui scrivere tutti gli errori e le correzioni fatte, non solo per evitare di commettere di nuovo questi errori, ma anche per smettere di vedere l’errore come un problema e iniziare a vederlo come un esercizio. Il quaderno si chiamerà “quaderno senza vergogna”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho avuto studenti, con cui ovviamente non lavoro più, che si sentivano così offesi dalle mie correzioni che continuavano a sbagliare di proposito, pensando di offendermi: ma se uno studente sbaglia di proposito, a chi fa del male? A me o a sé stesso?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima, caro diario, e grazie per aver ascoltato anche questa settimana i miei pensieri.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 150</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2024 14:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trascrizione Caro diario,questa settimana voglio condividere con te una cosa che mi ha resa felicissima, ma felice, felice, felice, felice, felice, davvero. Delle mie studentesse californiane hanno scoperto, grazie al gruppo WhatsApp che ho creato per i miei studenti dei corsi individuali e di gruppo, queste tre studentesse hanno scoperto di vivere vicine e si [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Trascrizione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,<br>questa settimana voglio condividere con te una cosa che mi ha resa felicissima, ma felice, felice, felice, felice, felice, davvero. Delle mie studentesse californiane hanno scoperto, grazie al gruppo WhatsApp che ho creato per i miei studenti dei corsi individuali e di gruppo, queste tre studentesse hanno scoperto di vivere vicine e si sono unite in gruppo, hanno creato un gruppo di studio di italiano. Venerdì scorso mi hanno inviato la foto in cui erano tutte insieme e guardare questa foto mi ha resa estremamente felice. Ero così felice che mi stava scappando una lacrimuccia per la commozione, sì perché le lacrime escono molto facilmente dai miei occhi perché ahimè sono una persona molto sensibile, e quindi questa lacrimuccia mi è uscita innanzitutto perché amo vedere persone di culture diverse stare insieme, è una delle mie immagini preferite, e quando vedo persone che vengono da culture diverse che si incontrano tra loro mi piace, mi emoziona tantissimo, ed è anche uno dei motivi per cui insegno, perché credo molto nell’insegnamento della lingua come motore per una società più multiculturale, ci credo tantissimo in questo, quindi a parte la mia lacrimuccia per questo perché sono una creatura sensibile, sono molto felice che loro si siano trovate perché, adesso ti dico perché.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ritengo che, quando si studia una lingua straniera, sia veramente importante avere un gruppo di supporto, lo studio è un’attività estremamente solitaria, quindi quando si trova qualcuno con cui condividerlo questo fa una grande differenza per raggiungere i propri obiettivi, e fa una differenza da tantissimi punti di vista. Innanzitutto, grazie al gruppo di studio, fissi degli appuntamenti con queste persone e quando hai un appuntamento lavori perché sai che quel giorno devi incontrare queste persone e devi condividere il lavoro fatto, quindi è un modo per lavorare, fare gli esercizi e quindi studiare davvero. Secondo, il gruppo di studio è molto utile perché condividendo con altri puoi sentire le frustrazioni, le debolezze degli altri nello studio della lingua e questo aiuta tantissimo a non sentirsi da sole perché molto spesso quando studiamo e abbiamo dei problemi nell’apprendimento crediamo di essere gli unici ad avere questi problemi, ma non è così perché ci sono altre persone che hanno i nostri stessi problemi, quindi vedere questo ci aiuta, ci dà più coraggio, ci aiuta psicologicamente, e il giusto approccio psicologico all’apprendimento della lingua è ciò che fa realmente la differenza tra chi riesce e chi non riesce ad andare avanti, quindi avere un gruppo di studio aiuta, aiuta a portare a termine gli esercizi quindi a prendersi la responsabilità di portare a termine i compiti, ma aiuta soprattutto psicologicamente, è un supporto psicologico ed emotivo per tutto il processo di apprendimento. Inoltre, fare le cose in compagnia è molto più bello, è molto più stimolante. Ci incontriamo al bar, prendiamo un bel caffè, facciamo quattro chiacchiere e poi ci mettiamo a studiare. Perché no? Mi sembra un piano perfetto. Quindi, se per caso ora i miei studenti e le mie studentesse mi stessero ascoltando, direi loro di creare il loro gruppo di studio che può essere nella loro stessa città o può essere anche online, ma avere un appuntamento settimanale con il gruppo di studio dove si porta o si fa un esercizio è importantissimo, crea costanza che crea crescita che crea dunque sviluppo della competenza linguistica. Quindi, sono davvero contenta per queste mie studentesse, Sen, Lisa e Marilena vi saluto, vi abbraccio e sono veramente orgogliosa di quello che state facendo, sapere che vi incontrate una volta a settimana rende questa insegnante molto, mooolto felice.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 149</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 19:18:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trascrizione Caro diario, questa settimana voglio raccontarti una grande lezione che mi ha dato mio nipote di quattro anni, sì, esatto, mio nipote di quattro anni, un bambino di quattro anni mi ha dato una grande lezione. Lo scorso fine settimana sono stata nel mio paese, dove vive la mia famiglia, e ho passato il [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Trascrizione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">questa settimana voglio raccontarti una grande lezione che mi ha dato mio nipote di quattro anni, sì, esatto, mio nipote di quattro anni, un bambino di quattro anni mi ha dato una grande lezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scorso fine settimana sono stata nel mio paese, dove vive la mia famiglia, e ho passato il fine settimana con loro. Io e mio nipote abbiamo iniziato questo gioco, dovevamo costruire le mura di una fortezza con i lego, proprio come la fortezza nel signore degli anelli, e dopo aver costruito questa fortezza lui avrebbe dovuto fare Godzilla che distruggeva con i suoi piedoni da dinosauro questa fortezza, benissimo. Mentre costruivamo il muro, io con le mie manie di precisione dicevo a mio nipote “metti uno accanto all’altro i pezzi della stessa misura e alterna, prima metti un colore e poi metti un altro, così facciamo un muro armonico, equilibrato, così c’è un senso, un motivo”. Lui mi ha guardata e mi ha detto “ok”. Dopo un po’, mentre facevamo questo lavoro seguendo il mio metodo, mi guarda e mi dice “zia, io voglio fare quello che voglio, non mi piace questo modo, io faccio il mio modo migliore, per me”…sono rimasta in silenzio, ho detto, l’ho guardato e ho detto “ok, hai ragione, scusa”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qual è la lezione, la grande lezione che mi ha insegnato mio nipote questa settimana?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli adulti, e in generale dunque gli educatori di qualsiasi tipo, pensano sempre di sapere cosa sia giusto, e in parte lo sanno perché hanno più esperienza, hanno più conoscenze, hanno studiato per fare il loro lavoro, quindi gli educatori, gli insegnanti in generale sì, sanno di più, però, c’è sempre un però, è sbagliato, sbagliatissimo, pensare di avere sempre ragione, perché anche la persona che viene educata, diciamo, il figlio, il nipote, lo studente, l’alunno, eccetera, anche lui o lei ha ragione, nel senso che si ascolta, si conosce, e sa quali sono i suoi bisogni, e lo sa molto più dell’educatore certe volte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi caro diario mio nipote mi ha ricordato una lezione che spesso dimentico, perché appunto è una cosa che si può dimenticare facilmente quando si pensa di avere ragione, quando si è in quella posizione non dico superiore, perché è una parola che non mi piace, ma in quella posizione di conoscenza maggiore di certe cose. Conoscendo e sapendo di più, ci si può dimenticare di ascoltare e riconoscere i bisogni dei propri studenti. Non posso sapere sempre tutto, non posso sempre sapere come i miei studenti si sentono, non posso sempre sapere cosa è giusto per loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi quello che vorrei dire ai miei studenti se ascoltassero in questo momento è di ascoltarmi certamente, seguire i miei consigli, certamente, ma di ascoltarsi anche, di capire ciò che è giusto per loro mentre studiano, perché proprio come mio nipote possono avere ragione e sanno, conoscono ciò che è meglio per loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, per concludere, in generale un buon percorso di apprendimento insieme dovrebbe basarsi su un ascolto reciproco, io ascolto te, tu ascolti me, io studente ascolto me stesso, io insegnante ascolto me stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bello, mi piace: grazie piccolo Giò per averci insegnato questa grande lezione questa settimana.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 148</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 18:48:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trascrizione Caro diario, che settimana questa, incredibile, piena di cose positive e negative: ho l’impressione che questa settimana sia durata un mese per quanto è stata densa, piena non solo di lavoro ma soprattutto di incontri e scontri con altri esseri umani. Ti parlerò, oggi, proprio di uno di questi incontri, tra i più belli [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Trascrizione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Caro diario,</p>



<p class="wp-block-paragraph">che settimana questa, incredibile, piena di cose positive e negative: ho l’impressione che questa settimana sia durata un mese per quanto è stata densa, piena non solo di lavoro ma soprattutto di incontri e scontri con altri esseri umani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti parlerò, oggi, proprio di uno di questi incontri, tra i più belli che ho fatto questa settimana, e cioè l’incontro con Raffaella Carrà, un’icona della televisione italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente non ho incontrato Raffaella Carrà dal vivo, primo perché è una persona famosa, secondo perché è morta da poco, e quindi proprio in seguito alla sua morte è stata creata una docu-serie sulla sua vita, su come Raffaella Pelloni (suo vero cognome) è diventata Raffaella Carrà (cognome d’arte). Proprio attraverso la visione dei tre episodi della serie, che consiglio vivamente a tutti di guardare, ho avuto il piacere di incontrare Raffaella Carrà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ho già detto Raffaella Carrà è stata un’icona della televisione italiana, è stata una donna controcorrente, è stata una donna che nel pieno degli anni Settanta, anni in cui l’Italia era ancora profondamente all’antica, diciamo così, lei per la prima volta in questa Italia all’antica ha mostrato l’ombelico in televisione: che grande scandalo, su tutti i giornali italiani si gridava allo scandalo perché questa donna bellissima aveva scoperto in televisione l’ombelico scatenando le ire di tutti, chiesa cattolica, moralisti, conservatori. Raffaella credeva nella libertà, nella libertà di amore e di espressione, ballava, ballava come nessuno e si donava completamente al suo pubblico, infatti ho scoperto dal documentario che dopo ogni spettacolo perdeva 2 kg e quando poi la sera, stanchissima, tornava nel camerino, si metteva sul divano e collassava, sveniva di stanchezza perché poco prima sul palco si era data completamente. Per lei la cosa importante era intrattenere la gente, farle passare del tempo piacevole in sua compagnia, farla divertire, evadere per un po’ dalla vita quotidiana, per questo i suoi spettacoli erano grandiosi, luminosi, pieni di colori, di costumi, di scenografie che non appartenevano a questo mondo, gli spettacoli di Raffaella erano veramente un momento di pausa da tutti i dolori della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è di questo che voglio parlare in questa pagina in modo approfondito, perché per capire bene la portata della carriera di Raffaella bisogna guardare questo documentario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che mi ha colpito molto invece e di cui voglio parlare all’interno di questa pagina di diario riguarda altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscendo meglio la storia di Raffaella ho scoperto che lei ci ha messo tantissimo tempo e soprattutto impegno per diventare famosa, è stata rifiutata e ha fallito tantissime volte: voleva diventare una ballerina di danza classica ma non aveva il fisico giusto, quindi non ha potuto intraprendere questa carriera; per essere attrice di cinema, perché Raffaella è andata anche a Hollywood, il suo corpo non era adatto ai film, neanche il suo naso, quindi ha dovuto lasciare anche il mondo del cinema. Insomma, ne ha provate tante prima di diventare una donna di successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so come spiegare bene quello che mi ha colpito della sua storia, perché è un po’ un messaggio ovvio, no, quello del “dobbiamo lavorare, dobbiamo impegnarci per raggiungere certi obiettivi”, e diciamo che questo è ovvio nella storia di Raffaella: impegnati e otterrai ciò che vuoi, benissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quello che mi ha colpito è il modo in cui spesso si guarda alle persone di successo: sono lì, in televisione, sui giornali, sui social, sempre davanti ai nostri occhi, e si può avere l’idea sbagliata che siano lì da sempre no, che ad un certo punto una grande mano gigante calata dal cielo abbia preso queste persone, le abbia messe dietro uno schermo, in televisione, su un social network, su un giornale eccetera, e abbia detto “adesso tu sarai famoso”, come se il fatto che queste persone sono famose sia un evento, quando invece non è così, cioè questa gente non è sempre stata famosa, alle spalle di questo successo c’è altro, c’è cioè un processo che è un processo lento, difficile e faticoso che le ha portate al successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è una cosa che noto spesso anche in chi apprende la lingua italiana, noto che si guarda soprattutto a chi parla fluentemente proprio come spesso si guarda alle persone di successo, si ha cioè l’impressione che questa gente sia fluente da sempre, ma è questo il punto, così come il successo, la fluenza non è un evento, la morte è un evento, la nascita è un evento, il successo e nel nostro caso qui l’apprendimento linguistico è un processo. Per me è sempre esistita Raffaella Carrà la donna di spettacolo, di successo, ma mai neanche per una volta prima di aver guardato questo documentario ho realizzato che dietro Raffaella Carrà c’è Raffaella Pelloni, il suo vero nome, una ragazza dell’Emilia-Romagna che in tanti anni impegnandosi tanto, lavorando tanto è diventata Raffaella Carrà, è diventata Raffaella Carrà dopo un lungo processo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chissà se realizzare questa cosa possa servire anche nell’apprendimento linguistico, magari per avere finalmente l’atteggiamento giusto per non arrendersi, per continuare, ma soprattutto per migliorare veramente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà che siamo abituati, ormai, ad avere tutto e subito davanti agli occhi con questi social, tutto e subito sotto forma di immagini piatte, e proprio per questo forse ci siamo dimenticati dello spessore della vita, della durata del tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedremo, cosa avranno da dire i miei studenti a riguardo.</p>
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		<title>Diario di un’insegnante &#8211; Settimana 147</title>
		<link>https://lernilango.com/diario-settimana-147/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lernilango]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2024 16:52:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Trascrizione Caro Diario, questa è la prima pagina che scrivo quest’anno, e sono felice di aver deciso di iniziare questo progetto che ho chiamato “diario di un’insegnante”. È importante per me parlare del mio lavoro, riflettere sul mio lavoro su queste pagine di diario, ma soprattutto è importante che i miei studenti e le mie [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Trascrizione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Caro Diario, questa è la prima pagina che scrivo quest’anno, e sono felice di aver deciso di iniziare questo progetto che ho chiamato “diario di un’insegnante”. È importante per me parlare del mio lavoro, riflettere sul mio lavoro su queste pagine di diario, ma soprattutto è importante che i miei studenti e le mie studentesse mi ascoltino perché loro mi vedono come un’insegnante che insegna e non sanno sempre quello che provo e penso. Credo molto, caro diario, nel potere della condivisione dei propri sentimenti. Esprimere i propri sentimenti e condividere le proprie riflessioni avvicina gli esseri umani tra loro, rende la comunicazione più efficace, e Dio solo sa quanto sia importante comunicare soprattutto in questi tempi orribili di guerra e conflitti. Ancora più importante è comunicare tra persone che vengono da culture diverse, perché quando la cultura di partenza è diversa nella comunicazione ci possono essere tanti fraintendimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi inizio, quest’anno, con la mia prima pagina, parlando dell’inizio dell’anno accademico. Ho iniziato i miei corsi individuali e un corso di gruppo, alcuni studenti mi hanno scelta di nuovo come loro insegnante, e io sono molto grata della loro fiducia. Altri studenti, nuovi, sono arrivati, alcuni se ne sono andati. Io sono sempre molto triste quando qualcuno non studia più l’italiano a causa della vita e degli impegni, è un gran peccato non avere il tempo di fare ciò che si ama.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece, ciò che non mi rende triste per niente sono gli studenti che mollano a causa del loro atteggiamento sbagliato nei confronti dello studio di una lingua straniera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mollano perché vogliono tutto e subito, vogliono essere fluenti in tre mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mollano perché si fanno scoraggiare dalla grammatica, a volte basta anche solo un argomento che non capiscono bene a farli mollare, a farli arrendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mollano perché credono che la causa del loro insuccesso sia io (probabile, non posso piacere a tutti né andare d’accordo con tutti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mollano perché si accorgono che è difficile, e volevano una cosa facile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mollano per timidezza, per poca fiducia in sé stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E potrei elencarne tantissimi di motivi per cui si arrendono, questi sono i principali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esistono formule magiche per imparare una lingua, non si può essere fluenti in tre mesi, va bene non capire un argomento grammaticale, non ricordarlo, la vita in generale non è facile, quindi perché l’apprendimento linguistico dovrebbe esserlo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">E in quanto a me, io sono una guida, un contenitore di informazioni grammaticali, insegno la lingua, insegno un metodo di studio, ascolto, supporto: se poi chi studia con me non si esercita, non pratica, non si impegna, io non posso fare niente con tutto ciò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che fa davvero la differenza quando si studia è il lavoro individuale, la quantità di tempo che si dedica allo studio, la pratica scritta e parlata della lingua, l’ascolto, la lettura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vince chi è autonomo, io guido, insegno, condivido informazioni, ma non posso né parlare né scrivere al posto dei miei studenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se oltre all’ora settimanale che passiamo insieme non fanno di più, io non posso intervenire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi caro diario, dagli insegnanti, dai maestri, bisogna capire il cosa e il come, ma insegnanti e maestri non possono fare le cose al posto nostro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I miei studenti attuali questo lo sanno bene, quelli che ho perso forse non lo sapevano, e se avessi iniziato a scrivere prima questo diario molto probabilmente non avrebbero mollato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima, torno ad insegnare, cioè a fare la cosa che amo di più.</p>
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